Per limitare i danni del caro carburanti, lo sconto sul prezzo del gasolio è stato prorogato, ma soltanto per pochi giorni. Il Governo ha infatti deciso di tenere in piedi il taglio delle accise fino al 17 settembre, dando così altro tempo per preparare il nuovo sistema di aiuti.
Per i lavoratori che ogni giorno devono usare l’auto per andare al lavoro, però, la domanda è già un’altra: cosa succederà quando finirà lo sconto alla pompa?
La risposta definitiva ancora non c’è. Il Governo sta lavorando a un sistema di aiuti più mirato, ma nel frattempo anche i datori di lavoro possono intervenire, attraverso gli strumenti già disponibili.
Bonus carburante, accise tagliate fino al 17 settembre
La nuova proroga del taglio delle accise durerà soltanto sette giorni, fino al 17 settembre (e non fino a ottobre, come era emerso all’inizio).
Il provvedimento vale complessivamente 102 milioni di euro e comprende anche 16 milioni destinati alla proroga, per settembre, del credito d’imposta riconosciuto alle imprese dell’autotrasporto, come da tempo chiedevano le associazioni di categoria.
Per gli automobilisti il meccanismo resta quello già utilizzato negli ultimi mesi: lo Stato continua a finanziare lo sconto sulle accise, così da contenere il prezzo del carburante alla pompa.
Si tratta però di una soluzione temporanea. Il Governo ha già chiarito di voler superare il sistema dello sconto generalizzato, che finisce per aiutare tutti gli automobilisti indipendentemente dal reddito. Ed è proprio qui che si apre la partita sul nuovo bonus carburante.
Dal taglio per tutti ai bonus mirati: cosa può cambiare sui carburanti
L’idea è passare da uno sconto applicato indistintamente sul carburante a un sostegno destinato soprattutto a chi subisce maggiormente il caro benzina e diesel. Tra le ipotesi c’è quella di un bonus riconosciuto attraverso le aziende ai lavoratori dipendenti, con criteri legati al reddito. L’obiettivo sarebbe aiutare soprattutto chi deve utilizzare l’auto per raggiungere il posto di lavoro.
Il problema è stabilire chi avrebbe diritto al contributo. Infatti, se la platea fosse composta soltanto dai lavoratori dipendenti, resterebbero fuori autonomi, professionisti e partite IVA. Proprio per questo il Governo sta valutando diverse possibilità.
Si potrebbe tornare a parlare anche della Carta Dedicata a Te, lo strumento destinato alle famiglie con ISEE fino a 15.000 euro e che, eventualmente, potrebbe essere ampliata anche alle spese legate al carburante.
Per ora, però, si tratta di ipotesi. Il nuovo sistema non è ancora operativo e serviranno norme precise per sapere importo, beneficiari e modalità di erogazione.
Sconti sui carburanti, perché il Governo vuole cambiare sistema
Il problema del vecchio meccanismo è soprattutto il costo. Da marzo a oggi sono stati spesi più di 2 miliardi di euro per finanziare gli sconti generalizzati.
Il taglio delle accise permette di intervenire rapidamente sul prezzo del carburante, ma lo sconto arriva anche a chi non avrebbe bisogno di un aiuto economico. Il Governo vuole quindi concentrare le risorse sulle persone maggiormente esposte al caro carburanti.
Il passaggio, però, non è semplice. Più ampia sarà la platea dei beneficiari, più basso rischia di essere l’importo del bonus. Al contrario, restringendo il numero dei destinatari si potrebbe riconoscere un sostegno più consistente, ma aumenterebbe il numero delle persone escluse.
Benzina rimborsata dall’azienda: come il datore di lavoro può aiutare i dipendenti
In attesa del nuovo intervento pubblico, c’è però una strada che le aziende possono già utilizzare per dare un sostegno ai propri dipendenti: il welfare aziendale. Erogando per esempio i buoni carburante, che possono essere riconosciuti dall’azienda nell’ambito dei fringe benefit.
Per il 2026 il limite generale di esenzione dei fringe benefit è fissato a 1.000 euro, che sale a 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico. Entro questi limiti possono rientrare beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro secondo le regole fiscali previste.
Il buono carburante può quindi rappresentare, per l’azienda che decide di utilizzarlo, un modo concreto per alleggerire il costo sostenuto dal dipendente per il rifornimento. Non si tratta però di un obbligo: il datore di lavoro sceglie se riconoscere il beneficio, secondo le modalità previste dalla propria organizzazione aziendale o dagli eventuali accordi applicabili.
C’è infine un’altra possibilità, ma non va confusa con il normale tragitto casa-lavoro. Il datore di lavoro può rimborsare al dipendente le spese sostenute per il carburante quando l’auto viene utilizzata per una trasferta di lavoro, secondo le regole previste per le trasferte e con la relativa documentazione.
È bene però tenere a mente che il semplice fatto di utilizzare l’auto per andare al lavoro non trasforma automaticamente il carburante in una spesa rimborsabile dall’azienda.
Cosa succede dopo il 17 settembre
Il 17 settembre, quindi, potrebbe segnare non tanto la fine degli aiuti al carburante, quanto il passaggio da uno sconto uguale per tutti a un sistema nel quale sarà decisivo capire chi ha davvero diritto al bonus e chi, invece, dovrà fare affidamento solo sugli strumenti messi a disposizione dal proprio datore di lavoro.




