La Pubblica Amministrazione italiana si prepara a un ricambio di personale senza precedenti. Entro il 2034 circa 1,2 milioni di dipendenti pubblici potrebbero lasciare il lavoro, mentre giĂ nel periodo compreso tra il 2024 e il 2028 sono previsti 681.800 pensionamenti tra gli Statali.
Il problema non sarĂ soltanto sostituire chi esce. Nei prossimi anni la PA dovrĂ infatti riuscire ad assumere personale con competenze sempre piĂą specialistiche, soprattutto nei settori della digitalizzazione, della cybersicurezza, degli appalti e della gestione dei grandi progetti.
A mettere in evidenza la dimensione del fenomeno è un’analisi del presidente dell’ARAN Antonio Naddeo. Attualmente i dipendenti pubblici sono circa 3,7 milioni e le uscite previste entro il 2034 corrispondono a circa il 32% dell’intera forza lavoro. Parallelamente, sono indicate 742.000 assunzioni nei prossimi quattro anni.
1,2 milioni di statali lasceranno il lavoro entro il 2034
I numeri mostrano quanto sarĂ profondo il ricambio.
Il 40% dei dipendenti pubblici ha attualmente tra 50 e 59 anni, mentre l’etĂ media è di 49,8 anni. La situazione è ancora piĂą marcata nei Comuni, dove l’etĂ media raggiunge i 52,3 anni e appena l’1,9% dei lavoratori ha meno di 30 anni.
Nei prossimi anni, quindi, Ministeri, enti pubblici e amministrazioni locali dovranno gestire contemporaneamente un elevato numero di pensionamenti e l’ingresso di nuovo personale.
Non si tratta piĂą del normale turnover annuale, ma di una sostituzione concentrata in un periodo relativamente breve.
742mila assunzioni, ma sostituire chi va in pensione non basta
Sul fronte delle entrate i numeri sono altrettanto rilevanti: nell’analisi vengono indicate 742.000 assunzioni nei prossimi quattro anni.
Una prospettiva che apre importanti opportunitĂ occupazionali per chi punta a entrare nella Pubblica Amministrazione attraverso i concorsi pubblici.
Ma il problema non può essere affrontato soltanto facendo corrispondere un’assunzione a ogni pensionamento.
Le amministrazioni stanno cambiando rapidamente. Digitalizzazione dei procedimenti, utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, gestione dei dati, cybersecurity e investimenti complessi richiedono professionalitĂ che fino a pochi anni fa avevano un peso molto piĂą limitato negli organici pubblici.
La PA dovrĂ quindi utilizzare il turnover anche per cambiare la composizione delle competenze presenti negli uffici, non semplicemente per ricostituire quelle precedenti.
Informatici, cybersecurity e appalti: servono nuovi specialisti
Ed è proprio sui profili altamente qualificati che emergono le maggiori difficoltà .
Naddeo richiama, tra le professionalitĂ particolarmente importanti, data scientist, esperti di cybersecurity, project officer e specialisti del procurement. Figure necessarie per governare la transizione digitale e affrontare attivitĂ amministrative e investimenti sempre piĂą complessi.
Il problema è che per questi lavoratori la Pubblica Amministrazione compete direttamente con le imprese private.
Un giovane informatico o un esperto di sicurezza digitale, per esempio, può partecipare a un concorso pubblico ma contemporaneamente ricevere offerte da aziende che cercano le stesse competenze.
Il numero delle assunzioni programmate, quindi, da solo non garantisce che tutti i posti disponibili riescano ad attirare le professionalitĂ maggiormente richieste.
Stipendi, per gli specialisti pesa il confronto con il settore privato
Uno degli ostacoli indicati riguarda proprio le retribuzioni.
Secondo l’analisi, per i profili specializzati il differenziale retributivo con il settore privato sarebbe mediamente nell’ordine del 20-30%. Una distanza che rende piĂą difficile per la PA competere nell’assunzione delle professionalitĂ maggiormente richieste dal mercato.
Non è dunque soltanto una questione di bandire più concorsi.
Per alcune competenze occorre rendere maggiormente attrattivo il lavoro pubblico, intervenendo sui percorsi professionali, sulla formazione e sulle possibilitĂ di sviluppo della carriera.
Nell’analisi viene proposta anche una maggiore collaborazione con scuole e universitĂ , individuando in anticipo i settori nei quali serviranno nuove professionalitĂ e costruendo percorsi specifici per competenze strategiche come procurement, cybersicurezza e transizione ambientale.
Concorsi più veloci, ora la sfida è trovare le competenze
Un cambiamento importante è già avvenuto sul fronte delle procedure di reclutamento.
Secondo i dati riportati da Naddeo, la durata media delle procedure concorsuali sarebbe scesa dai 500 giorni del 2019 agli attuali 120 giorni.
Ridurre i tempi è fondamentale, ma la velocità della selezione non risolve automaticamente il problema della qualità delle professionalità disponibili.
C’è inoltre un’altra conseguenza del turnover che le amministrazioni dovranno gestire: l’uscita di un numero così elevato di lavoratori comporta inevitabilmente anche una perdita di conoscenze operative accumulate negli anni. Per questo l’analisi propone affiancamento, mentoring e trasferimento strutturato delle competenze prima del pensionamento.
La partita dei prossimi anni si giocherĂ quindi su due fronti: assumere abbastanza persone per sostituire chi va in pensione e trovare le professionalitĂ necessarie alla nuova Pubblica Amministrazione.
I numeri mostrano che le occasioni di ingresso saranno numerose. Ma le 742.000 assunzioni previste nei prossimi quattro anni rappresentano soltanto una parte della sfida: per Ministeri, enti e amministrazioni locali sarĂ altrettanto importante riuscire ad attrarre e trattenere quei lavoratori specializzati che oggi possono trovare nel settore privato condizioni economiche e professionali piĂą competitive.




