Trovare un nuovo lavoro mentre si prende la NASpI non significa perdere automaticamente l’indennità.
Se il nuovo rapporto dura pochi mesi, l’INPS può sospendere la prestazione per il periodo lavorato e farla ripartire alla fine del contratto. In altri casi, invece, il lavoratore può continuare a ricevere la NASpI, ma con un importo ridotto.
La regola di riferimento è contenuta nell’articolo 9 del D.Lgs. 22/2015, che disciplina cosa accade quando chi percepisce la NASpI trova un nuovo lavoro subordinato.
Se il nuovo lavoro dura fino a 6 mesi
Quando il nuovo rapporto subordinato dura non più di 6 mesi, l’INPS può sospendere la NASpI per tutta la durata del lavoro.
Questo può avvenire anche se il reddito del nuovo contratto supera il limite previsto per il cumulo.
Alla fine del rapporto, la NASpI riprende per il periodo residuo.
Un esempio aiuta a capire: se restano ancora 7 mesi di NASpI e il lavoratore firma un contratto di 3 mesi, durante quei 3 mesi l’INPS sospende il pagamento. Quando il contratto termina, la NASpI può ripartire per i mesi ancora spettanti.
Un lavoro breve, quindi, non cancella automaticamente la NASpI già riconosciuta.
Quando NASpI e stipendio possono convivere
Se il reddito annuo presunto del nuovo lavoro resta entro il limite previsto e il lavoratore rispetta gli altri requisiti, può chiedere di continuare a ricevere la NASpI in misura ridotta invece di sospenderla.
Per il lavoro subordinato, l’ultimo limite reddituale aggiornato espressamente dall’INPS è pari a 8.500 euro annui.
Il lavoratore deve comunicare all’INPS il reddito annuo presunto. L’Istituto riduce poi la NASpI di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo interessato.
Quindi, con un nuovo contratto fino a 6 mesi, possono verificarsi due situazioni:
- reddito sopra la soglia: la NASpI può essere sospesa e poi riprendere alla fine del rapporto;
- reddito entro la soglia: il lavoratore può chiedere il mantenimento della NASpI in misura ridotta, comunicando il reddito presunto.
Se il contratto dura più di 6 mesi
Quando il nuovo rapporto supera i 6 mesi, la situazione cambia.
Se il reddito resta entro il limite compatibile con il mantenimento dello stato di disoccupazione e il lavoratore comunica il reddito presunto, la NASpI può continuare in misura ridotta.
Se invece il rapporto supera i 6 mesi e il reddito oltrepassa il limite previsto, può scattare la decadenza dalla NASpI.
In questo caso la prestazione precedente si chiude e non riparte automaticamente alla fine del nuovo lavoro.
La Cassazione: conta quanto dura il lavoro
Nel 2026 è intervenuta anche la Corte di Cassazione.
Con l’ordinanza n. 6141 del 17 marzo 2026, la Corte ha chiarito che, ai fini della decadenza, non conta soltanto la durata scritta inizialmente nel contratto, ma può rilevare anche la durata effettiva del rapporto.
Il caso riguardava il lavoro intermittente senza obbligo di disponibilità.
Il contratto formalmente copriva un periodo superiore a 6 mesi, ma il lavoratore aveva svolto attività per un periodo effettivo inferiore.
La Cassazione ha quindi escluso che la sola durata formale del contratto possa determinare automaticamente la perdita della NASpI in una situazione di questo tipo.
Perché il lavoro a chiamata è un caso particolare
Nel lavoro intermittente il contratto può restare aperto per mesi, ma il dipendente può lavorare soltanto in alcune giornate.
Per questo la Corte ha guardato a come il rapporto si è svolto realmente, soprattutto quando il lavoratore non ha l’obbligo di rispondere alla chiamata.
La sentenza non significa però che qualsiasi contratto superiore a 6 mesi permetta di conservare la NASpI. Il principio va applicato alle caratteristiche specifiche del rapporto.
Cosa comunicare all’INPS
Chi vuole mantenere la NASpI in misura ridotta deve comunicare all’INPS, entro 30 giorni dall’inizio del nuovo lavoro, il reddito annuo presunto, utilizzando il servizio NASpI-COM
Prima di iniziare un nuovo lavoro conviene quindi controllare tre elementi: durata del contratto, reddito previsto e comunicazioni da inviare all’INPS.
Sono questi dati a determinare se la NASpI si sospende, continua con un importo ridotto oppure si perde.




