C’è una comunicazione che può cambiare parecchio i tempi di attesa per chi sta aspettando il rimborso del 730 dall’Agenzia delle Entrate. Questa ha infatti informato un contribuente che la dichiarazione 730/2026 è stata selezionata per il controllo preventivo e che il rimborso sarà pagato una volta conclusa la verifica. Ma soprattutto, nella comunicazione viene indicato un termine preciso che porta a guardare molto più avanti rispetto alle normali tempistiche dei rimborsi.
La comunicazione dell’Agenzia delle Entrate sul rimborso 730
La comunicazione interessa coloro che hanno presentato la dichiarazione dei redditi senza sostituto di imposta. Si tratta quindi di cittadini che attendono l’eventuale rimborso del 730 dall’Agenzia delle Entrate. Quando il sostituto di imposta non viene indicato, infatti, è l’AdE che procede direttamente al pagamento.
Ecco quello che ha fatto sapere l’Agenzia:
“Il rimborso che risulterà spettante Le sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle entrate non appena effettuato il controllo e, comunque, non oltre il sesto mese successivo al termine stabilito per la presentazione delle dichiarazioni 730/2026, ovvero dalla data di effettiva presentazione se questa è successiva a detto termine.
Per agevolare l’erogazione del rimborso, La invitiamo, qualora non avesse già provveduto, a comunicare il suo codice Iban mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.“
Rimborso 730 entro 6 mesi
La scadenza ordinaria per presentare il 730/2026 è il 30 settembre 2026. Lo conferma il calendario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione precompilata. Nel caso indicato nella comunicazione, quindi, il riferimento ai sei mesi successivi al termine di presentazione porta al 30 marzo 2027.
Questo non significa che tutti i rimborsi 730 verranno pagati a marzo 2027. La norma stabilisce infatti che, dopo le operazioni di controllo e verifica, il rimborso spettante viene erogato dall’Agenzia delle Entrate non oltre il sesto mese successivo al termine previsto per la trasmissione della dichiarazione. Oppure entro 6 mesi dalla data effettiva di trasmissione se questa è successiva.
Per chi ha presentato il 730 entro la scadenza ordinaria del 30 settembre 2026, il rimborso dell’Agenzia delle Entrate arriverà quindi entro e non oltre il 30 marzo 2027. Chiaramente può arrivare anche molto prima: la tempistica esatta dipenderà dalla quantità di controlli che l’AdE è chiamata a effettuare sulla dichiarazione dei redditi presentata.
730 precompilato, chi modifica può aspettare più a lungo
I tempi del rimborso possono essere diversi anche in base a come viene presentata la dichiarazione. Chi invia il 730 precompilato senza apportare modifiche ai dati già presenti può beneficiare di un percorso più semplice, perché le informazioni utilizzate per determinare il rimborso sono già disponibili all’Agenzia delle Entrate. Pertanto, in assenza di altri elementi che facciano scattare controlli, non è necessario verificare le modifiche effettuate dal contribuente.
Al contrario, chi modifica la dichiarazione precompilata, soprattutto intervenendo su redditi, detrazioni e deduzioni, può andare incontro a controlli più approfonditi e quindi a tempi di rimborso più lunghi.
Questo non significa che modificare il 730 comporti automaticamente un ritardo: molto dipende dal tipo di modifica effettuata e dalle caratteristiche della dichiarazione. Tuttavia, quando le informazioni vengono cambiate, è importante avere a disposizione la documentazione che dimostra quanto dichiarato, perché l’Agenzia delle Entrate può effettuare verifiche.
Chi modifica il 730 precompilato deve conservare la documentazione
L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che, quando il contribuente modifica direttamente il 730 precompilato incidendo sugli oneri rispetto ai dati originariamente presenti, possono essere effettuati controlli documentali sugli elementi modificati.
Per questo è prudente conservare la documentazione che dimostra le spese, gli oneri e le altre informazioni inserite o modificate nella dichiarazione. Quindi scontrini di farmacia, ricevute, fatture e certificazioni. In caso di verifica, tale documentazione può essere necessaria per dimostrare il diritto alla detrazione o alla deduzione.




