Ferie Non Pagate agli Statali: Approvate le Nuove Regole

Le ferie rimaste inutilizzate possono trasformarsi in un pagamento per i dipendenti pubblici, ma soltanto alla fine del rapporto di lavoro e a determinate condizioni. È la novità prevista dal decreto PA n. 144 del 7 agosto 2026, che modifica la disciplina sulle ferie non godute. Il Decreto è stato convertito in Legge al Senato il 1° ottobre, con 95 voti favorevoli e 53 contrari. 

Il provvedimento supera il divieto assoluto di riconoscere un compenso sostitutivo e chiarisce le responsabilità dell’amministrazione. Il diritto al riposo resta centrale: il dipendente deve avere la possibilità effettiva di utilizzare i giorni maturati.

Quando le ferie possono essere pagate

La monetizzazione è ammessa soltanto quando termina il rapporto di lavoro. Il pagamento può quindi riguardare chi va in pensione, si dimette oppure arriva alla scadenza del contratto, purché siano rispettate le condizioni previste.

Non basta, però, avere giorni residui per ottenere automaticamente l’indennità. Occorre considerare perché quelle ferie non siano state utilizzate e se l’amministrazione abbia realmente consentito al lavoratore di prenderle.

Se il dipendente non ha potuto riposarsi per ragioni indipendenti dalla propria volontà, come impedimenti legati all’organizzazione del servizio, può avere diritto al pagamento alla cessazione del rapporto.

Durante il servizio, invece, non viene introdotta la possibilità di scegliere liberamente tra ferie e denaro.

L’amministrazione deve avvertire il lavoratore

Il decreto assegna un compito preciso al datore di lavoro pubblico: organizzare l’attività in modo da garantire la possibilità di fruire pienamente delle ferie.

L’amministrazione deve inoltre invitare formalmente il personale a utilizzare i giorni disponibili. Deve farlo in tempo utile, spiegando che le ferie non godute potranno andare perse alla fine del periodo di riferimento o dell’eventuale periodo di riporto autorizzato, senza essere sostituite da un pagamento.

Un semplice richiamo generico alla necessità di smaltire le ferie non dimostra, da solo, che il dipendente abbia avuto una possibilità effettiva di utilizzarle.

Chi rinuncia consapevolmente può perdere il pagamento

Se il lavoratore, pur essendo stato messo nelle condizioni di prendere le ferie e informato delle conseguenze, sceglie consapevolmente di non farle, l’indennità sostitutiva non spetta.

La prova di questa scelta è a carico dell’amministrazione. Per negare il pagamento, quindi, non è sufficiente sostenere che il dipendente avrebbe potuto presentare una richiesta.

Da quando valgono le nuove regole

La disposizione riguarda le ferie maturate dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

Non scatta pertanto un pagamento automatico di tutte le ferie accumulate negli anni precedenti. Per quelle restano da valutare le circostanze del caso, le norme applicabili e i principi affermati dalla giurisprudenza.