Colf e Badanti, Spetta 720 Euro del Bonus Mamme: il Tribunale Apre la Strada all’Estensione

Colf

Il Bonus Mamme potrebbe essere esteso anche a colf, badanti e baby-sitter, finora escluse dal contributo economico riconosciuto alle lavoratrici con figli. A riaprire la questione è il Tribunale di Milano, che ha sollevato dubbi di costituzionalità sulla norma introdotta dal Governo e confermata anche per il 2026.

La vicenda nasce dal ricorso di una lavoratrice domestica alla quale l’INPS aveva negato il beneficio. Adesso sarà la Corte costituzionale a stabilire se questa esclusione sia legittima.

Bonus Mamme da 720 euro, chi resta escluso

Il Nuovo Bonus Mamme prevede nel 2026 un contributo di 60 euro mensili, fino a 720 euro annui, destinato alle lavoratrici con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro.

La misura riguarda le dipendenti e le autonome, secondo i requisiti previsti dalla normativa. Rimangono però escluse le lavoratrici domestiche, anche quando hanno figli a carico e percepiscono redditi particolarmente bassi.

Una disparità che il Tribunale di Milano considera potenzialmente contraria ai principi costituzionali di uguaglianza e tutela della maternità.

Il ricorso di una colf con tre figli

A portare il caso davanti ai giudici è stata una lavoratrice originaria dello Sri Lanka, residente in Italia dal 2013, madre di tre figli e assunta come colf a tempo indeterminato.

La sua richiesta era stata respinta dall’INPS proprio perché occupata nel settore domestico.

Il ricorso, sostenuto da ASGI, Avvocati per niente e CGIL Lombardia, ha portato il Tribunale a sollevare la questione davanti alla Consulta.

Secondo la giudice Eleonora Palmisani, non esistono ragioni sufficienti per trattare diversamente due madri con identiche condizioni familiari ed economiche soltanto perché svolgono attività lavorative in settori differenti.

Colf e badanti, possibile discriminazione anche verso le straniere

La questione riguarda anche la nazionalità delle lavoratrici.

Nel settore domestico, secondo i dati INPS richiamati nell’ordinanza, il 68,9% degli occupati è straniero e l’88,7% è costituito da donne.

L’esclusione dal beneficio potrebbe quindi determinare una discriminazione indiretta nei confronti delle lavoratrici straniere, in contrasto con le disposizioni europee sulla parità di trattamento.

Cosa succede adesso ai pagamenti

La decisione del Tribunale non comporta automaticamente l’erogazione del Bonus Mamme alle lavoratrici domestiche.

L’esclusione rimane prevista dalla legge fino a un eventuale intervento normativo o a una pronuncia della Corte costituzionale che modifichi il quadro giuridico.

Sindacati e associazioni chiedono intanto al Governo di intervenire senza attendere la sentenza, riconoscendo anche alle lavoratrici domestiche un sostegno economico alla maternità.