Fratelli d’Italia rilancia il tema della natalità e del futuro dei più piccoli con una proposta destinata a far discutere: un incentivo economico per aprire un fondo pensione a nome dei neonati. L’idea, pensata come misura strutturale per favorire la crescita demografica e al tempo stesso promuovere la cultura del risparmio previdenziale, si ispira a un modello già sperimentato con successo in Trentino Alto Adige.
Se approvata, la misura potrebbe rappresentare un investimento a lunghissimo termine, pensato per accompagnare i bambini di oggi fino all’età della pensione. Ma non mancano i dubbi sulla reale accessibilità del meccanismo, soprattutto per le famiglie meno abbienti.
Un incentivo alla nascita per avviare la previdenza complementare
Secondo i dettagli trapelati, la novità da inserire in Manovra 2026 sarebbe un copia e incolla della misura in vigore da qualche mese in Trentino Alto Adige. La proposta prevede che alla nascita, adozione o affidamento di un bambino, lo Stato (o la Regione) versi un contributo iniziale di 300 euro su un fondo pensione aperto a nome del minore.
A questo primo incentivo, si aggiungerebbero 200 euro all’anno per i successivi quattro anni, ma solo a condizione che la famiglia contribuisca con almeno 100 euro annui.
In totale quindi il sostegno pubblico potrebbe arrivare a 1.100 euro in 5 anni, a fronte di 400 euro versati dai genitori, per un investimento complessivo di 1.500 euro.
Fondo pensione per neonati: un risparmio per il futuro con effetto a lungo termine
Se questo importo rimanesse investito in un fondo pensione fino al compimento dei 65 anni, e se fosse collocato in un comparto con un rendimento medio annuo del 5%, si stima che il capitale potrebbe arrivare a oltre 20.000 euro alla pensione.
L’obiettivo della proposta è duplice:
- Incoraggiare la natalità, offrendo un piccolo ma concreto incentivo alle famiglie.
- Promuovere la previdenza complementare, spingendo le nuove generazioni a costruire una pensione integrativa fin dalla nascita.
Le criticità
Un punto cruciale riguarda la struttura dell’incentivo. Nel modello trentino, a cui Fratelli d’Italia sembra ispirarsi, il contributo pubblico è condizionato al versamento privato della famiglia. In altre parole, se i genitori non riescono a mettere i 100 euro annui, perdono anche il contributo pubblico.
Se invece il bonus fosse erogato in modo automatico e senza obblighi, diventerebbe un aiuto più equo, accessibile anche alle famiglie con minori disponibilità economiche.
Una delle maggiori criticità, infatti, riguarda proprio il fatto che non tutte le famiglie potrebbero permettersi di partecipare all’iniziativa. Il versamento minimo richiesto (100 euro l’anno per 4 anni) potrebbe rappresentare un ostacolo per i nuclei a basso reddito o per chi vive già situazioni di fragilità economica.
Tra spese per pannolini, alimenti, visite mediche, bollette e nidi spesso costosi, non è detto che tutte le famiglie riescano a trovare margine per un investimento di questo tipo, soprattutto se il beneficio è solo a lungo termine, senza vantaggi immediati.




