440 Euro nel 2026: il Governo premia una “selezione” di Lavoratori

Meloni

Durante l’audizione del 4 novembre davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il segretario confederale della CGIL Christian Ferrari ha puntato il dito contro la Legge di Bilancio 2026, accusando il Governo di ignorare la realtà economica del Paese e di penalizzare i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Al centro della sua denuncia, una delle misure che più tocca le buste paga dei lavoratori: la riduzione della seconda aliquota Irpef, che porterà nel 2026 un vantaggio economico massimo di 440 euro all’anno solo per una parte dei lavoratori.

Il taglio Irpef 2026 e chi ne beneficia

Il Governo ha previsto nella manovra una riduzione della seconda aliquota Irpef, applicata ai redditi oltre i 28.000 euro. In pratica, la misura porterà un beneficio compreso tra 0 e 440 euro lordi all’anno, a seconda del livello di reddito.

Tradotto in termini concreti, si tratta – come ha sottolineato Ferrari – “di un vantaggio che equivale a un caffè al mese per alcuni, e a uno al giorno per i più fortunati”.

Il nodo del fiscal drag (drenaggio fiscale)

Dietro questi numeri c’è anche il problema del fiscal drag, cioè l’effetto del mancato adeguamento delle aliquote e delle detrazioni Irpef all’inflazione che il sindacato chiede di correggere. Quando i salari nominali aumentano ma le soglie fiscali restano ferme, i lavoratori finiscono per pagare più tasse pur senza un reale incremento del potere d’acquisto. L’effetto è evidente in busta paga quando anche a fronte di aumenti retributivi il “netto a pagare” resta sostanzialmente sempre lo stesso.

Secondo la CGIL, questo meccanismo ha drenato negli ultimi tre anni fino a 3.000 euro a chi guadagna 55.000 euro l’anno, con perdite significative anche per i redditi medio-bassi.

Una manovra che non corregge le ingiustizie

Ferrari ha accusato l’esecutivo di non voler disinnescare il fiscal drag, lasciando intatti gli squilibri che colpiscono chi vive di reddito fisso.

La manovra, ha spiegato, “esclude intere fasce di lavoratori e tutto il pubblico impiego”, garantendo invece vantaggi minimi e temporanei. Per la CGIL, servirebbe indicizzare Irpef, detrazioni e bonus all’inflazione, così da restituire ai lavoratori ciò che hanno perso in questi anni.