Una nostra lettrice, che dipendente di una scuola di una piccola provincia chiede perché, malgrado gli annunci, il suo netto sia uguale da tre anni. Analizziamo la situazione che si è creata fino ad ora, al “netto” degli aumenti stipendiali previsti dal recente rinnovo del CCNL.
Gli stipendi di docenti e ATA non aumentano? Il cedolino di ottobre 2023
Ecco il cedolino dello stipendio del mese di ottobre 2023:

A ottobre 2023, il Governo Meloni è insediato già da un anno.
Le misure varate nella legge finanziaria sono andate ad aumentare lo stipendio della nostra lettrice nella seguente misura:
- assegno temporaneo di 29,71 euro lordi mensili (21,95 euro netti);
- decontribuzione (bonus Meloni) 134,34 euro mensili lordi (100,76 euro netti).
Nello stesso tempo il trattamento integrativo di 100 euro mensili per i redditi fino a 28.000 euro è stato abolito e l’incremento netto, rispetto all’anno precedente è di pochi centesimi sopra i 22 euro netti.
Il cedolino di ottobre 2024: gli aumenti vanno tutti in tasse

Ad ottobre 2024 non troviamo più nel cedolino l’assegno temporaneo mentre troviamo incrementati di poco il compenso accessorio e la posizione economica.
Malgrado gli aumenti lo stipendio netto è 1.728,54 contro i 1.729,28 dell’anno precedente.
Se guardiamo in basso, all’imponibile fiscale, lo troviamo aumentato di circa 1.600 euro rispetto all’anno prima e vediamo che pure l’irpef mensile aumenta di 8 euro mentre le detrazioni diminuiscono di 7 euro.
In questo caso si è creato un effetto fiscal drag con maggiori imposte e minori detrazioni che hanno fatto diminuire lo stipendio di 1 euro invece di aumentare.
Ottobre 2025: lo stipendio diminuisce ancora
Ad ottobre 2025 lo stipendio diminuisce ancora:

Nel mese di ottobre 2025 lo stipendio diminuisce di 46 euro. Tuttavia si tratta di una diminuzione dovuta ad un fatto personale – debito modello 730 – perché altrimenti da 1.728 lo stipendio netto mensile sarebbe salito di 29 euro, portando il netto a 1.757 euro.
Rispetto al 2024, è ci sono due voci in più: l’anticipo rinnovo contratto di 66,33 euro mensili più la seconda vacanza contrattuale di 19,81 euro.
Il Governo: “abbiamo dato aumenti mai visti”
L’attuale Governo ha un’ottimo sistema di comunicazione.
Quando è stata varata la decontribuzione con il decreto lavoro – con aumenti lordi fino al 6% dell’imponibile fiscale – è stato omesso nei comunicati che, nello stesso tempo, veniva tolto il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) di 100 euro netti mensili che spettavano anche a chi aveva dai 15 ai 28 mila euro di reddito.
Tolta la decontribuzione nel 2025, si è passati al taglio del cuneo fiscale di 83 euro mensili.
Anche in questo caso, è stato esaltato il bonus fiscale di 1.000 euro annui senza tener presente che era stato tolto il cuneo contributivo.
Gli aumenti contrattuali della Scuola sono quindi irrisori, in quando superano di qualche decina di euro i precedenti interventi (decontribuzione + cuneo fiscale).
Possiamo quindi sostenere che si è trattato di spostamenti di risorse da un punto ad un altro della busta paga, cioè di partite di giro.




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