Chi vive in una grande città lo sa bene: anche una casa “normale” può avere un valore alto sulla carta, senza che questo significhi avere redditi elevati. È proprio da qui che nasce una delle novità più importanti della nuova legge di Bilancio: il peso della prima casa sull’ISEE viene ridotto ancora, con effetti immediati su bonus, assegni e agevolazioni.
Ma la novità non vale per tutti allo stesso modo. Vediamo meglio nel dettaglio.
Prima casa e ISEE: cosa cambia davvero
La riforma interviene sul calcolo dell’ISEE, l’indicatore che serve per accedere a molti aiuti pubblici. In pratica, una parte del valore della prima casa non viene conteggiata.
Già il testo iniziale della Manovra aveva aumentato la soglia di esclusione da 52.000 a 91.500 euro. Durante l’esame in Parlamento, grazie a un emendamento alla Legge di Bilancio, è arrivato un passo in più: la soglia di esclusione del valore catastale della prima casa sembrava potesse arrivare fino a 200.000 euro.
Ma nell’ultima (e definitiva) versione, quella approvata il 23 dicembre nell’Aula del Senato con 110 voti favorevoli, 66 contrari e due astenuti, tale soglia ha subito un’ulteriore modifica.
Nelle grandi città la soglia sale fino a 120.000 euro
Il valore catastale della prima casa che non pesa sull’ISEE potrà arrivare fino a 120.000 euro. Ma non per tutti. Solo per chi vive in 14 città metropolitane.
Le città interessate sono:
- Roma,
- Milano,
- Torino,
- Venezia,
- Genova,
- Bologna,
- Firenze,
- Bari,
- Napoli,
- Reggio Calabria,
- Catania,
- Messina,
- Palermo,
- Sassari.
Il motivo è pratico: in questi centri i valori catastali sono più alti rispetto al resto d’Italia. Anche abitazioni modeste o di edilizia convenzionata superano facilmente i 100.000 euro. Pertanto, senza questa correzione, molte famiglie risultano “ricche” solo sulla carta e perdono i benefici.
Si stima che a beneficiare dell’esclusione dall’ISEE della prima casa fino a un valore catastale di 120.000 euro dovrebbero essere circa 2.300 abitazioni in tutto.
Cosa succede nel resto d’Italia
Al di fuori delle città metropolitane indicate, la soglia di esenzione resta comunque più alta rispetto al passato. Il valore catastale della prima casa escluso dal calcolo ISEE sale infatti a 91.500 euro, rispetto ai 52.000 euro previsti finora.
È un aumento significativo, che amplia la platea di famiglie con un indicatore più basso anche nei comuni medio-piccoli, pur senza arrivare ai livelli previsti per i grandi centri.
Anche perché è previsto un ulteriore incremento dell’esenzione di 2.500 euro per ogni figlio convivente: un intervento pensato per rendere l’ISEE più favorevole ai nuclei familiari numerosi.
In parallelo vengono riviste le scale di equivalenza, cioè i coefficienti che tengono conto del numero dei componenti della famiglia: più figli ci sono, maggiore sarà il beneficio nel calcolo dell’indicatore.
Perché un ISEE più basso fa la differenza
Avere un ISEE più basso non è solo un vantaggio teorico. Serve per accedere a molti aiuti concreti, tra cui:
- l’Assegno Unico Universale,
- l’Assegno di Inclusione,
- la Carta Acquisti,
- la Carta Dedicata a te,
- il Supporto Formazione e Lavoro,
- il Bonus Nido,
- la riduzione o esenzione dalle tasse universitarie,
- i contributi per libri di testo,
- il bonus sport per ragazzi,
- i contributi per scuole paritarie.
In alcuni casi, basta superare una soglia di pochi euro per perdere un beneficio. Ridurre il peso della prima casa può quindi fare la differenza tra ottenere o no un aiuto.
Inoltre, l’ISEE è centrale anche per il fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa, che con la legge di Bilancio 2025 è stato esteso alle famiglie con tre o più figli, con soglie che arrivano fino a 50.000 euro.
Non solo sconti: cosa entra ora nel calcolo
Accanto agli alleggerimenti, arrivano anche nuove regole. Nel calcolo dell’ISEE entrano:
- le criptovalute,
- le rimesse di denaro verso l’estero tramite money transfer.
Secondo il governo, questa scelta serve a evitare disparità tra chi tiene i risparmi in banca e chi usa strumenti alternativi.
Infine, è confermata l’esclusione dei titoli di Stato e dei buoni fruttiferi postali fino a 50.000 euro, inserita nella Manovra di due anni fa.




