Con la Manovra di Bilancio il Governo prova a rilanciare la previdenza complementare puntando soprattutto sui lavoratori più giovani. La scelta arriva in un momento delicato, segnato dal progressivo irrigidimento delle regole di accesso alla pensione pubblica e dal venir meno delle principali vie di uscita anticipata. In questo quadro, il Tfr diventa uno strumento centrale, ma con obiettivi diversi rispetto al passato.
Silenzio-assenso sul Tfr: cosa cambia dal 2026
Dal 1° luglio 2026, per i nuovi assunti del settore privato scatterà il meccanismo del silenzio-assenso. In assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni, il Tfr maturando confluirà automaticamente in un fondo pensione. Per mantenere il Tfr in azienda, il lavoratore dovrà dichiararlo in modo formale.
Si tratta di un cambio di impostazione netto. Finora l’inerzia favoriva la permanenza del Tfr in azienda. Ora accade l’opposto. L’obiettivo dichiarato è aumentare l’adesione ai fondi pensione e costruire una pensione integrativa fin dall’inizio della carriera lavorativa.
Investimenti “ciclo di vita” per massimizzare i rendimenti
La manovra interviene anche sulla gestione degli investimenti. I giovani lavoratori confluiti nei fondi pensione saranno indirizzati automaticamente verso comparti più dinamici, con una maggiore esposizione ad azioni e obbligazioni. Con l’avvicinarsi dell’età pensionabile, il montante verrà gradualmente spostato su comparti più prudenti.
È il cosiddetto modello “ciclo di vita”. Una risposta al problema dei rendimenti bassi che, negli anni, ha penalizzato chi aveva scelto comparti ultra-prudenti, riducendo l’importo dell’assegno futuro.
Rendita flessibile e vantaggi fiscali rafforzati
Tra le novità figura anche la possibilità di ricevere la previdenza complementare non solo come rendita vitalizia, ma anche come rendita a durata definita. In questo modo il capitale accumulato può essere incassato in un periodo di tempo prefissato, evitando che una parte resti al fondo in caso di premorienza.
Sul fronte fiscale, viene innalzato a 5.300 euro il tetto di deducibilità dei contributi volontari. Un incentivo che può tradursi in un risparmio Irpef fino al 43%, rendendo più conveniente l’adesione ai fondi.
La previdenza complementare prende il posto della flessibilità in uscita
La spinta sul Tfr e sui fondi pensione arriva mentre si restringono le possibilità di pensionamento anticipato. Il cumulo con la previdenza integrativa, introdotto proprio nella Manovra 2025 per facilitare l’uscita a 64 anni, viene cancellato dopo pochi mesi.
Il messaggio che emerge è chiaro. La flessibilità non passa più dall’anticipo dell’età pensionabile, ma dalla costruzione individuale di una pensione aggiuntiva. Una scelta che sposta il rischio previdenziale sempre più sulle spalle dei lavoratori, soprattutto dei più giovani.




