Pensioni: Quando Arriva l’Aumento di 440 Euro Previsto per il 2026?

Pensioni

Nel cedolino della pensione di gennaio continua a mancare uno degli effetti più attesi della riforma fiscale: il taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% sul secondo scaglione di reddito. Anche per questo motivo, nonostante la rivalutazione degli importi, molti pensionati si sono ritrovati con un assegno netto più basso o comunque inferiore alle aspettative.

Perché il taglio Irpef non è ancora applicato

A gennaio l’INPS calcola ancora l’imposta con le vecchie aliquote del 23%, 35% e 43%. La riduzione prevista dalla legge di Bilancio richiede infatti passaggi tecnici e normativi che non si sono ancora completati. Per questo l’Istituto non ha potuto applicare subito la nuova tassazione sui cedolini di inizio anno.

Le indicazioni che filtrano parlano di un avvio tra febbraio e marzo, con la possibilità che Inps proceda poi a riconoscere eventuali differenze attraverso conguagli (cioè arretrati). Fino a quel momento, chi rientra nel secondo scaglione continua a pagare un’Irpef più alta rispetto a quella prevista dal nuovo assetto.

Quando e per chi si vedranno i benefici

Il beneficio del passaggio dal 35% al 33% non sarà uguale per tutti, ma varierà in base al reddito complessivo. Secondo le stime elaborate da Altroconsumo, per i redditi compresi tra 25.001 e 30.000 euro lordi il risparmio annuo potenziale per il 2026 sarà molto contenuto, fino a un massimo di circa 40 euro.

Salendo di fascia, tra 30.000 e 35.000 euro il vantaggio fiscale potrà oscillare tra 40 e 140 euro l’anno. Per chi si colloca tra 35.001 e 40.000 euro il risparmio stimato cresce ulteriormente, arrivando a una forbice compresa tra 140 e 240 euro. Ancora più evidente l’effetto per i redditi tra 40.001 e 45.000 euro, che potrebbero beneficiare di un alleggerimento tra 240 e 340 euro, e per quelli tra 45.001 e 50.000 euro, con un risparmio fino a circa 440 euro annui.

Oltre questa soglia, tra 50.001 e 200.000 euro, il beneficio massimo stimato resta fissato a 440 euro complessivi. Per i redditi superiori ai 200.000 euro, invece, la riduzione dell’Irpef viene sostanzialmente azzerata.

Perché gennaio resta un mese penalizzante

Finché il taglio dell’aliquota non entrerà concretamente nei calcoli Inps, il cedolino di gennaio continua a riflettere una pressione fiscale più elevata. Il ritorno delle addizionali e il conguaglio sull’anno precedente fanno il resto, spiegando perché i vantaggi della riforma Irpef saranno percepibili solo nei prossimi mesi, probabilmente a partire da febbraio o marzo.