Dopo anni di attesa, il riconoscimento del caregiver familiare entra finalmente in una fase operativa. Il disegno di legge approvato ieri in Consiglio dei ministri rappresenta, come ricostruisce Il Sole 24 Ore in edicola oggi, il primo tassello di una disciplina organica rivolta ai circa 7 milioni di italiani che assistono familiari in condizioni di grave disabilità o non autosufficienza.
Il provvedimento è il risultato di due anni di lavoro del tavolo istituito dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che rivendica un doppio obiettivo: il riconoscimento giuridico del ruolo e l’introduzione di misure di sostegno, seppur iniziali. «Non posso dire di essere felicissima, ma sono contenta di questo primo tassello», ha spiegato la ministra, sottolineando che ora esistono risorse certe e una norma condivisa, da portare rapidamente all’approvazione parlamentare con procedura d’urgenza. Nel giro di qualche mese si prevede quindi che il ddl sarà legge.
Piattaforma Inps e tempi di avvio
Nella prima fase, le risorse non saranno destinate agli assegni, ma alla costruzione della piattaforma Inps, operativa entro settembre 2026. È qui che i caregiver dovranno registrarsi per ottenere il riconoscimento formale del ruolo, passaggio indispensabile per definire la platea dei beneficiari. Per questa fase iniziale sono stanziati 1,15 milioni di euro.
Le erogazioni economiche scatteranno dal 2027, nonostante le risorse siano già previste dalla legge di Bilancio 2026-2028, che mette sul piatto 257 milioni di euro l’anno.
Importi, requisiti e caregiver “prevalente”
Il Ddl conferma quanto annunciato nei mesi scorsi: il contributo economico potrà arrivare fino a 400 euro mensili, erogati ogni tre mesi e esentasse, ma solo per il caregiver “convivente e prevalente”, impegnato per almeno 91 ore settimanali di assistenza. Tra i requisiti figurano un ISEE entro 15 mila euro e l’assenza di un’attività lavorativa significativa.
Non solo assegni: competenze e tutele
Accanto al sostegno economico, il testo prevede una serie di facilitazioni: supporto psicologico, accesso prioritario ai servizi sanitari, possibilità di sostituzione temporanea in emergenza.
Centrale anche la valorizzazione del lavoro di cura, che potrà essere certificato dalle Regioni e riconosciuto ai fini di una qualifica come Operatore Socio-Sanitario, rendendo l’esperienza spendibile per un eventuale rientro nel mercato del lavoro.




