Duecento delegate e delegati sindacali metalmeccanici si sono riuniti qualche giorno fa al Centro Sociale PiGal di Reggio Emilia per lanciare il rinnovo di 80 contratti aziendali nella provincia emiliana, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 20 mila lavoratrici e lavoratori nelle trattative future.
Secondo Fim, Fiom e Uilm, locali “ci sono le condizioni economiche e organizzative perché le imprese metalmeccaniche del nostro territorio riducano la settimana lavorativa”, migliorando qualità della vita e rendendo le imprese più attrattive, specie per i giovani con competenze qualificate.
Più nello specifico, secondo i sindacati, negli ultimi anni la ricchezza prodotta dalle imprese è cresciuta in modo significativo, ma questa crescita non è stata redistribuita in modo equo.
Dal 2015 al 2024 il valore aggiunto è aumentato di quasi il 48%, mentre la quota destinata ai salari è diminuita, a vantaggio della marginalità e dei profitti aziendali.
Insomma per i 3 sindacati delle ‘tute blu’ questo squilibrio dimostra che esistono margini economici reali per aumentare i salari e ridurre l’orario di lavoro, restituendo ai lavoratori una parte della ricchezza che contribuiscono a creare ogni giorno.
Ridurre l’orario: una richiesta concreta nei rinnovi
La riduzione dell’orario di lavoro non è solo una proposta astratta, ma ha già trovato spazio in alcuni accordi aziendali e sperimentazioni. In diverse realtà metalmeccaniche, come Maticmind, è stato firmato un accordo che prevede la possibilità di lavorare quattro giorni alla settimana con il venerdì libero, senza riduzione salariale, grazie a un meccanismo condiviso tra azienda e lavoratori basato su PAR e ferie pregresse.
Un’altra esperienza significativa arriva da aziende in cui, già dal 2025, si è passati a settimane lavorative tra 32 e 35 ore mantenendo salari e maggiorazioni, aprendo la strada a modelli organizzativi orientati al benessere del personale.
Questo tipo di proposte si collega a discorsi più ampi sul tema della “settimana corta” nel settore metalmeccanico, emersi anche nelle piattaforme nazionali di rinnovo del CCNL, dove la riduzione a 35 ore a parità di salario viene vista come possibile via di conquiste progressiste. Conquiste che in questa fase possono realizzarsi solo a livello aziendale con accordi specifici sulla riduzione dell’orario di lavoro.
Qualità della vita e produttività insieme
I sindacati sostengono che allungare il weekend e rafforzare la flessibilità oraria e lo smart working non deve essere vissuto come un costo, ma come un elemento di equilibrio tra vita privata e lavoro, utile anche per attrarre talenti.
Le Linee Guida condivise dalle segreterie reggiane di Cgil, Cisl e Uil definiscono tre priorità per le piattaforme rivendicative: riduzione della settimana lavorativa, aumenti salariali e stabilizzazione dei precari.
La richiesta di tagliare l’orario di lavoro cresce, dunque, non solo per migliorare le condizioni dei lavoratori, ma anche come leva di competitività e innovazione nelle imprese metalmeccaniche italiane.




