I premi di produttività tornano al centro dell’attenzione e lo fanno con numeri che parlano chiaro. Sempre più lavoratori ricevono un extra in busta paga grazie ai contratti depositati al ministero del Lavoro, con importi in crescita e una tassazione ancora più vantaggiosa rispetto al passato. Ma non tutto è uguale in Italia: il peso dei contratti cambia molto tra Nord, Centro e Sud.
Ecco cosa emerge dagli ultimi dati ufficiali.
Oltre 9mila contratti attivi: coinvolti più di 2,6 milioni di lavoratori
A metà gennaio risultano 9.114 contratti di produttività attivi. L’88% è composto da contratti aziendali, mentre il restante riguarda accordi territoriali.
I lavoratori che ne beneficiano sono oltre 2,6 milioni, un numero molto alto che conferma quanto questi strumenti siano ormai centrali per integrare lo stipendio. Di questi:
- più di 2 milioni di lavoratori rientrano in contratti aziendali;
- poco meno di 600mila sono coperti da contratti territoriali.
Quanto valgono i premi: importi medi in aumento
Ma il dato che interessa di più i lavoratori è l’importo. Il premio medio annuo ha raggiunto 1.712 euro lordi, un valore in crescita rispetto alla precedente rilevazione.
Si tratta di 107 in più rispetto alla rilevazione precedente del 15 dicembre 2025 e di un aumento significativo anche se si guarda agli anni passati.
Entrando nel dettaglio:
- i contratti aziendali garantiscono premi medi più alti (1.790,29 euro);
- i contratti territoriali restano più bassi (1.186,69 euro), ma comunque rilevanti come integrazione al reddito.
Confronto con gli anni passati: premi più alti e più lavoratori coinvolti
Guardando al quadro complessivo dell’ultimo anno, emerge un trend chiaro:
- il numero dei contratti è in aumento (al 15 dicembre 2025 erano 19.548, +3% rispetto al 2024);
- cresce anche il numero dei lavoratori coinvolti;
- gli importi medi sono più alti rispetto al passato.
Nel corso dell’ultimo anno, infatti, oltre 5 milioni di lavoratori hanno ricevuto premi di produttività detassati, con un importo medio superiore ai 1.600 euro annui.
Un segnale di continuità e rafforzamento rispetto agli anni precedenti.
Tasse ancora più leggere: premi fino a 5mila euro agevolati
Una delle novità più importanti riguarda la tassazione. I premi di produttività beneficiano ora di una aliquota secca molto ridotta, che rende l’importo netto decisamente più conveniente rispetto allo stipendio ordinario. Dal 2025 al 2026, infatti, si è passati da un’aliquota del 5% a una dell’1%.
Il limite massimo agevolato è stato innalzato da 3.000 a 5.000 euro lordi, a patto che il lavoratore rientri nei requisiti di reddito (80.000 euro nell’anno precedente). Anche i premi legati alla partecipazione agli utili d’impresa possono usufruire della stessa tassazione agevolata.
Pertanto, alla luce di quanto detto, negli anni scorsi l’aliquota era più alta e il tetto massimo più basso: oggi il vantaggio per i lavoratori è evidente.
Nord, Centro e Sud: il grande divario dei contratti di produttività
Non tutti i territori beneficiano allo stesso modo dei contratti di produttività. Il divario geografico resta molto marcato.
La distribuzione infatti mostra che:
- il 71% dei contratti è concentrato al Nord;
- il Centro si ferma intorno al 17%;
- il Sud resta indietro con circa il 12%.
Questo significa che le opportunità di ottenere premi detassati sono molto più diffuse nelle regioni settentrionali, mentre nel Mezzogiorno lo strumento è ancora poco utilizzato.
Piccole imprese protagoniste dei premi di produttività
Un altro dato interessante riguarda la dimensione delle aziende. Quasi la metà dei contratti (il 46%) riguarda imprese con meno di 50 dipendenti, confermando che i premi di produttività non sono solo uno strumento delle grandi aziende.
Seguono:
- le imprese che hanno almeno 100 dipendenti (38%);
- quelle di medie dimensioni, che hanno tra 50 e 99 dipendenti (16%).
Un segnale che questo tipo di contratto è ormai parte stabile nel sistema produttivo italiano.
Premi di produttività: uno strumento sempre più centrale
I numeri raccontano una storia chiara: i premi di produttività crescono, coinvolgono più lavoratori, garantiscono importi più alti e oggi sono meno tassati rispetto al passato.
Resta però una forte differenza territoriale, che continua a penalizzare il Centro e soprattutto il Sud. Un nodo che, nei prossimi anni, potrebbe diventare centrale nel dibattito su lavoro e salari.




