Olimpiadi 2026: Turni da 12 Ore e Paghe da 3 Euro l’Ora Dietro il Grande Evento

Soldi povero

Mentre sul palco olimpico si celebrano medaglie dal valore simbolico ed economico enorme, dietro le quinte delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina la realtà è molto diversa. A mandare avanti cantieri, hotel, servizi di accoglienza e vigilanza sono migliaia di lavoratori che vivono una condizione fatta di turni estenuanti, salari bassi e contratti fragili. Una distanza evidente tra la narrazione dei “grandi eventi” e ciò che accade ogni giorno nei luoghi di lavoro.

Le testimonianze raccolte dai sindacati e dai lavoratori restituiscono un quadro che merita attenzione.

Il lavoro negli hotel sottopagato durante le Olimpiadi

Nel cuore di Milano, città simbolo delle Olimpiadi, il settore alberghiero è già sotto pressione. Le strutture lavorano a pieno regime, ma chi garantisce pulizia e servizi essenziali spesso è assunto tramite appalti esterni.

Il Fatto Quotidiano riporta la testimonianza di una cameriera ai piani in un hotel a quattro stelle, pagata tre euro netti l’ora per pulire una stanza venduta a 800 euro a notte.

Il lavoro è organizzato a “cottimo di fatto”, ossia:

  • 12 camere da pulire in 6 ore;
  • se non si riesce a completare il turno, si viene pagati a camera, non a ore;
  • a fine mese lo stipendio medio oscilla tra 800 e 900 euro.

Vivere a Milano con queste cifre significa spesso abitare lontano, arrangiarsi, accettare ritmi sempre più serrati. Inoltre, con l’arrivo delle Olimpiadi, i tempi di pulizia per una camera si sono ulteriormente ridotti, passando da 30 a 26 minuti.

Appalti e “cottimo integrale”: cosa denunciano i sindacati

Secondo la Cub Milano e provincia, nel settore alberghiero è ormai diffusa una pratica che viene definita “cottimo integrale”. Le buste paga non riflettono le ore reali di lavoro, ma tempi standardizzati fissati al ribasso.

Il risultato è semplice:

  • più lavoro in meno tempo;
  • nessun aumento salariale legato all’evento olimpico;
  • maggiore pressione fisica e psicologica sui lavoratori.

E mentre le strutture incassano grazie all’indotto dei Giochi, chi lavora “dietro le quinte” non vede benefici concreti in busta paga.

Cantieri e servizi: turni più lunghi per le Olimpiadi

Il problema non riguarda solo il turismo. Secondo la Cgil, nei cantieri e nei servizi collegati alle Olimpiadi si sta già registrando un “record” poco celebrabile: turni da 12 ore al giorno, di giorno e di notte, come standard operativo.

Le criticità segnalate riguardano soprattutto:

  • contratti part-time usati per coprire mansioni full time;
  • lavoratori impiegati in attività diverse da quelle previste dal contratto;
  • carenze nelle tutele su salute e sicurezza.

Vigilanza, accoglienza, controllo accessi, edilizia e servizi informatici sono i settori più esposti.

Il caso del vigilante e le condizioni di sicurezza

A riaccendere i riflettori è stata la morte di un vigilante in un cantiere del Veneto, durante un turno notturno in condizioni climatiche rigide. Un episodio che, secondo i sindacati, non può essere liquidato come un caso isolato.

Nei siti milanesi, raccontano i rappresentanti dei lavoratori, addetti assunti come hostess e steward vengono impiegati come:

  • guardiani;
  • vigilanza non armata;
  • personale esterno per molte ore consecutive,

spesso senza dispositivi di protezione adeguati. Come se non bastasse, le indicazioni operative arrivano via messaggio: portarsi i vestiti da casa, indossare una pettorina, evitare colori vistosi.

Le Olimpiadi come opportunità mancata per il lavoro di qualità

Come spiega Stefano Ruberto, sindacalista impegnato nei siti olimpici, parlare di lavoro precario e sfruttamento non è un’esagerazione, ma una descrizione dei fatti. Contratti part-time, turni di 12 ore, mansioni non previste e strumenti di sicurezza insufficienti stanno deludendo le aspettative di chi aveva visto nelle Olimpiadi un’occasione, seppur temporanea, di reddito e stabilità.

Mentre gli atleti inseguono medaglie che valgono migliaia di euro, una parte del lavoro olimpico resta nascosta. Ed è proprio lì, lontano dai riflettori, che si gioca una partita altrettanto importante: quella della dignità del lavoro.