Il 43% degli ex percettori di Reddito di Cittadinanza non ha più presentato domanda per nuove misure, mentre quasi la metà di chi oggi riceve l’Assegno di Inclusione o il Supporto Formazione e Lavoro ha un impiego.
I numeri li fornisce la ministra del Lavoro Marina Calderone in un’intervista a Il Sole 24 Ore, tracciando un primo bilancio a due anni dal decreto Primo Maggio. I dati INPS mostrano una tendenza in crescita, ma la sfida – avverte – è trasformare il sostegno economico in vera inclusione lavorativa.
Cos’è l’Assegno di Inclusione e chi può ottenerlo
L’Assegno di inclusione (AdI) è la misura rivolta ai nuclei familiari con almeno un componente in condizione di fragilità, cioè:
- minori,
- persone con disabilità,
- over 60,
- soggetti in condizioni di svantaggio certificato.
Per accedervi è necessario avere un ISEE inferiore a 10.140 euro e aderire a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. Per via dei requisiti riguardanti i componenti familiari, la platea dei beneficiari dell’AdI è più ristretta rispetto a quella del vecchio Reddito di Cittadinanza.
Da gennaio 2024 a fine 2025 l’AdI ha coinvolto 935.675 nuclei familiari, pari a circa 2,2 milioni di persone.
Cos’è il Supporto per la formazione e il lavoro
Il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) è il sussidio complementare all’AdI ed è destinato alle persone tra 18 e 59 anni senza i requisiti familiari per accedere all’AdI e con un ISEE entro 10.140 euro.
Non si tratta di un sussidio automatico: per ricevere l’indennità è obbligatorio partecipare a:
- percorsi di formazione,
- politiche attive del lavoro,
- progetti di orientamento e/o riqualificazione professionale.
Dal 2024 al 2025 l’importo è stato aumentato da 350 euro a 500 euro al mese. È inoltre prevista la possibilità di proroga per chi è impegnato in percorsi formativi.
Da gennaio 2024 a fine 2025 il SFL ha coinvolto 228.307 persone.
Cosa cambia rispetto al Reddito di Cittadinanza
Assegno di Inclusione e Supporto Formazione e Lavoro hanno sostituto il Reddito di Cittadinanza dal 2024. Quest’ultimo univa sostegno economico e politiche attive in un’unica misura. Con la riforma, invece:
- l’AdI è dedicato ai nuclei fragili,
- il SFL è riservato agli occupabili,
- il beneficio è strettamente collegato a un percorso attivo.
Per questo motivo, sottolinea la Ministra Calderone a Il Sole 24 Ore, “AdI e SFL sono misure dinamiche, non comparabili con il RdC“.
I numeri riportati dalla ministra Calderone al Sole 24 Ore in parte lo confermano: mostrano infatti che una parte significativa degli ex percettori non richiede più sussidi e che quasi la metà dei beneficiari attuali è già inserita nel mercato del lavoro.
Vediamoli nel dettaglio.
I dati INPS su AdI e SFL: meno richieste di sussidi, più occupazione
Secondo quanto riportato dalla ministra Calderone nell’intervista al quotidiano, dalle ultime analisi INPS emerge che:
- circa il 43% degli ex percettori del Reddito di Cittadinanza non ha più fatto domanda per altre misure;
- del restante 57%, la quota di beneficiari di Assegno di inclusione (AdI) o Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) con un’attività lavorativa è attorno al 49%.
Vero è che i limiti per accedere all’Assegno di Inclusione sono più ristretti rispetto a quelli in vigore per il RdC, pertanto gli ex percettori potrebbero non aver fatto richiesta dell’AdI o del SFL semplicemente perché non rispettavano i requisiti. E non perché hanno trovato un lavoro.
In ogni caso, positivo è il dato che conferma la crescita del percettori SFL (l’86% sono ex beneficiari del Reddito di Cittadinanza) con esperienze lavorative:
- erano 42 mila nel 2022,
- mentre sono saliti a 52 mila nel 2024.
Un segnale che, secondo il Ministero, va letto alla luce dell’andamento positivo del mercato del lavoro negli ultimi due anni.
Una tendenza da consolidare
I dati INPS fotografano una fase di transizione. L’aumento degli ex percettori al lavoro e la crescita delle esperienze lavorative tra i beneficiari SFL indicano un cambiamento in atto.
Resta però aperta la sfida più grande: trasformare questa tendenza in un risultato strutturale e duraturo. Perché, come ribadito dalla ministra nell’intervista, il “lavoro resta la chiave principale per uscire dalla fragilità economica e sociale”.




