A febbraio molti percettori dell’Assegno di inclusione hanno trovato una ricarica più bassa del previsto. Alcuni lo hanno già visto con l’accredito di metà mese. Altri lo noteranno con il pagamento ordinario. La domanda è la stessa: perché l’importo è stato decurtato?
La risposta non nasce oggi. Bisogna tornare al Messaggio INPS n. 548 del 3 febbraio 2022, emanato durante la vigenza del Reddito e della Pensione di cittadinanza ma ancora valido nei criteri di calcolo delle prestazioni che tengono conto del reddito familiare aggiornato. Indicazioni poi confermate dal Decreto istitutivo dell’Assegno di Inclusione (DL 48/2023), all’art. 2 comma 6.
Il principio chiarito dall’INPS
L’INPS ha stabilito che, ai fini della determinazione dell’importo mensile, devono essere considerati non solo i redditi fotografati dall’ISEE, ma anche alcuni trattamenti assistenziali effettivamente percepiti nell’anno in corso.
In altre parole, se nel nucleo familiare entrano determinate prestazioni, queste possono ridurre la quota integrativa riconosciuta con ADI.
Non tutte però incidono.
Le prestazioni che possono ridurre la ricarica AdI
Rientrano tra i trattamenti che concorrono al reddito familiare:
- Carta Acquisti ordinaria
- Assegno di maternità dei Comuni
- Assegno per il nucleo familiare dei Comuni
- Pensione sociale
- Assegno sociale
- Maggiorazioni dell’assegno sociale
- Maggiorazioni sociali sulle pensioni minime
- Incremento al milione
- Importi aggiuntivi sulle pensioni integrate al minimo
- Quattordicesima mensilità
- Prestazioni assistenziali censite nel SIUSS (ex Casellario dell’assistenza)
Se uno di questi importi viene erogato o aggiornato, l’ADI può essere ricalcolato e quindi ridotto.
Le prestazioni escluse dal calcolo
Restano invece escluse tutte le prestazioni riconosciute in ragione della condizione di disabilità. Tra queste:
- Assegno mensile di invalidità civile
- Pensione di inabilità civile
- Indennità di accompagnamento
- Indennità di frequenza
Questi importi non devono essere conteggiati e non possono giustificare una decurtazione. Ecco perché, in molti casi, la riduzione di febbraio non è un errore ma l’effetto di un aggiornamento automatico dei trattamenti assistenziali rilevanti nel nucleo familiare.




