Negli accrediti della NASpI di febbraio molti percettori hanno notato una decurtazione mensile rispetto all’importo atteso. Oltre alle normali trattenute fiscali e contributive, in alcuni casi c’è una voce in più: la trattenuta sindacale. Si tratta di una piccola somma che però può ridurre l’importo netto erogato dall’INPS.
Questa voce non è automatica, ma deriva da una delegazione volontaria rilasciata al sindacato o al patronato al momento della presentazione della domanda. In pratica, quando il disoccupato si rivolge a un sindacato per farsi assistere gratuitamente nella domanda di NASpI, può firmare una delega che autorizza l’INPS a trattenere ogni mese una quota associativa da versare a favore dell’organizzazione.
Per chi ha scoperto di pagare questa trattenuta senza rendersene conto, esiste però un modo per eliminarla e ottenere così un importo mensile netto maggiore. Vediamo meglio nel dettaglio.
Cos’è la trattenuta sindacale sulla NASpI
La trattenuta sindacale sulla NASpI è un contributo associativo che viene detratto mensilmente dall’indennità quando è stata sottoscritta una delega sindacale in fase di richiesta della prestazione.
Non è una trattenuta imposta per legge, ma deriva da un consenso prestato in sede di domanda. In pratica, per aver aiutato il disoccupato a effettuare la richiesta per l’indennità, il sindacato si trattiene una quota per sé. Lo fa attraverso l’INPS, che dunque opera come intermediario: l’Istituto applica la trattenuta dall’importo della NASpI e la versa al sindacato indicato nella delega.
L’importo non è sempre fisso, ma generalmente si aggira tra i 10 e i 30 euro al mese. Ecco una conferma:

Perché succede e a cosa serve
Come anticipato, la trattenuta sindacale è legata alla assistenza ricevuta nella presentazione della domanda di NASpI da parte di un sindacato o patronato. Di norma:
- quando il disoccupato si rivolge a un patronato o a un sindacato per fare domanda, potrebbe firmare una delega che autorizza l’addebito di una quota associativa sulla prestazione;
- questa quota può essere considerata il “costo” dell’assistenza nella gestione della pratica da parte dell’organizzazione.
Tuttavia, la delega non è obbligatoria: chi compila autonomamente la domanda sul portale INPS senza intermediari non paga questa trattenuta. Questo perché di fatto non ha ricevuto l’assistenza del sindacato.
Come eliminare la trattenuta sindacale dalla NASpI
Non essendo un pagamento imposto dalla legge, chi desidera aumentare l’importo netto della NASpI può revocare la delega sindacale in qualsiasi momento. La procedura più semplice è gestirla direttamente online tramite il sito dell’INPS. Bisogna:
- Accedere al portale www.inps.it con SPID/CIE/CNS.
- Nella barra di ricerca interna cercare il servizio “Comunicazione NASpI-COM”.
- Selezionare l’opzione per invio di una nuova comunicazione.
- Scegliere “variazione delega sindacale” o “revoca trattenuta sindacale”.
- Inserire i dati richiesti, specificando la volontà di revocare la trattenuta e confermare l’invio.
Dopo la convalida della richiesta da parte dell’INPS, la trattenuta non sarà più applicata sui pagamenti futuri della NASpI. Bisogna tuttavia tenere presente che l’effetto potrebbe non essere immediato: la revoca diventa operativa a partire dal primo pagamento utile successivo alla conferma.
In alternativa, è possibile inviare una comunicazione scritta via PEC o raccomandata all’INPS e al sindacato, ma la procedura online è in genere più rapida e tracciabile.
Una scelta di convenienza
Eliminare la trattenuta sindacale non comporta la perdita dei diritti alla NASpI o di altri benefici. Significa solo non destinare più una parte dell’indennità a un’organizzazione di assistenza, se non se ne fa uso o se si preferisce gestire la pratica autonomamente.
In un periodo in cui il costo della vita è sempre più alto e gli stipendi o le indennità raramente sono adeguati, capire come funziona e come revocare questa trattenuta può aiutare a massimizzare l’importo netto percepito.




