La questione del superminimo in busta paga torna al centro del dibattito giuridico. Con l’ordinanza interlocutoria n. 4396 del 2026, la Corte di Cassazione ha deciso di rinviare la decisione definitiva su un caso che riguarda l’assorbimento del superminimo individuale. La Suprema Corte ha ritenuto necessario approfondire alcune questioni di diritto particolarmente rilevanti, tra cui il riassorbimento del superminimo, l’esistenza di un eventuale uso aziendale e la possibilità di recesso da tale pratica.
La decisione del Tribunale di Milano
Il caso nasce da una sentenza del Tribunale di Milano (n. 4144/2023) che aveva dato ragione a cinque lavoratori. Il giudice di primo grado aveva infatti dichiarato illegittimi gli assorbimenti e le riduzioni della voce in busta paga denominata “AP/Sovraminimo individuale” effettuati dall’azienda. “AP” in questo caso sta per ‘Assegno Personale’.
Secondo il Tribunale, la società avrebbe ridotto o assorbito questa voce retributiva senza che vi fossero i presupposti necessari. Per questo motivo il giudice aveva condannato l’azienda a ricostituire il superminimo nella misura percepita dai lavoratori a gennaio 2018.
Inoltre la società era stata condannata a restituire tutte le somme trattenute o assorbite a partire da febbraio 2018, oltre agli accessori di legge e alle spese legali.
Il ricorso della società
Contro la decisione del Tribunale la società ha presentato ricorso in Cassazione. Nel primo motivo di ricorso l’azienda ha denunciato la violazione dei principi giurisprudenziali in materia di assorbimento dei superminimi e delle norme del codice civile che regolano interpretazione dei contratti, usi aziendali e onere della prova.
Secondo la società, l’assorbimento del superminimo sarebbe stato legittimo e non esisterebbe alcun uso aziendale che impedisca tale operazione. L’azienda ha inoltre sostenuto che non vi sarebbe stato alcun comportamento concludente tale da far ritenere che il superminimo non potesse essere riassorbito.
Il rinvio della Cassazione
La Cassazione, esaminando il caso, ha ritenuto che le questioni sollevate dalle parti siano particolarmente rilevanti. Per questo motivo ha deciso di rinviare la trattazione a una successiva pubblica udienza.
In particolare la Suprema Corte intende approfondire alcuni aspetti giuridici legati al riassorbimento del superminimo, all’uso aziendale e alla possibilità per il datore di lavoro di modificare trattamenti economici individuali.
Il superminimo è una voce retributiva aggiuntiva rispetto ai minimi previsti dal contratto collettivo. In alcune situazioni può essere assorbito quando intervengono aumenti contrattuali o modifiche della struttura retributiva.
Tuttavia l’assorbimento non è automatico. Deve essere previsto dal contratto collettivo o da accordi aziendali e non può avvenire se esiste un divieto espresso. Inoltre non può determinare una riduzione della retribuzione complessiva del lavoratore.
Sarà quindi la futura decisione della Cassazione a stabilire con maggiore chiarezza quando il superminimo può essere effettivamente riassorbito. Una pronuncia attesa, perché potrebbe avere effetti concreti su molte buste paga.




