Una colf ha ottenuto in tribunale il riconoscimento di circa 100.000 euro per attività domestiche svolte nell’arco di circa dieci anni. La vicenda è particolarmente rilevante perché mette al centro alcuni passaggi tecnici molto chiari: il decreto ingiuntivo, la scrittura privata di riconoscimento del debito, la successiva querela di falso e, infine, la decisione del giudice civile. Proprio questi elementi hanno portato alla condanna dell’uomo, che aveva invece sostenuto che tra lui e la donna ci fosse soltanto un rapporto di amicizia. A riportare la notizia è il quotidiano Corriere Adriatico, a proposito di una vicenda accaduta in provincia di Macerata.
La richiesta iniziale da 100mila euro e il decreto ingiuntivo
Tutto parte il 1° febbraio 2012, quando la donna chiede al giudice un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento di 100mila euro come corrispettivo per prestazioni di lavoro domestico.
A sostegno della domanda presenta una scrittura privata datata 1° settembre 2011, nella quale l’uomo riconosce il debito. Il decreto viene emesso in pochi giorni. A quel punto, però, l’uomo si oppone, chiedendo prima la sospensione della provvisoria esecuzione e poi contestando nel merito sia il rapporto di lavoro sia il contenuto del documento.
La linea difensiva dell’uomo e la contestazione del documento
Secondo l’uomo, non ci sarebbe mai stato un rapporto di lavoro domestico. La sua tesi è che tra i due ci fosse solo un legame di amicizia, durato dal 2001 al 2011.
Per questo motivo disconosce la scrittura privata, ammettendo come autentica soltanto la frase finale, cioè “… che sei importante. Tuo …”, e sostenendo che la parte superiore del foglio sarebbe stata aggiunta successivamente. Inoltre chiede alla donna la restituzione di 2.900 euro, che definisce un prestito, oltre a 5mila euro per danni.
La querela di falso e il peso decisivo della scrittura privata
La donna si costituisce in giudizio e rimodula la sua domanda a 97.100 euro, considerando i 2.900 euro come un acconto già ricevuto.
Nel 2014 l’esecuzione del decreto viene sospesa temporaneamente, mentre si apre il procedimento sulla querela di falso proposta dall’uomo contro la scrittura privata. Quel procedimento si chiude nel luglio 2020 con il rigetto della domanda. Anche l’appello, deciso nel 2024, viene rigettato. A quel punto il documento diventa pienamente utilizzabile nel giudizio principale.
Le prove testimoniali e la condanna finale
Un passaggio importante riguarda anche le dichiarazioni rese dall’uomo, il quale aveva affermato che la donna, dal 2001, svolgeva nella sua abitazione lavori di cucina, spesa, lavaggio e pulizia, anche la domenica, senza compenso.
I testimoni dell’uomo, tutti parenti, hanno dichiarato di non averla mai vista in casa, ma il giudice ha ritenuto che si trattasse di visite solo occasionali. I testimoni della colf, invece, non erano parenti e hanno descritto una presenza assidua, compatibile con un rapporto di lavoro domestico. Per questo il giudice Alessandra Canullo ha condannato l’uomo a pagare 97.100 euro, oltre a 14mila euro di compensi legali a favore dello Stato, essendo la donna ammessa al gratuito patrocinio.




