Andare in pensione a 70 anni non è più solo un’ipotesi. Secondo le previsioni ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, riportate nell’analisi sull’andamento del sistema previdenziale, questa soglia potrebbe diventare realtà nel 2067 per le generazioni più giovani.
Si tratta di stime basate sull’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, meccanismo introdotto con le riforme degli ultimi anni.
Come aumenta l’età pensionabile negli anni
Il percorso verso i 70 anni sarà graduale. Oggi la pensione di vecchiaia è fissata a 67 anni, ma già dal 2027 sarebbe previsto un aumento di 1 mese, che diventano 3 nel 2028.
Più in avanti il meccanismo ripartirà: aumenti di circa 2 mesi ogni due anni 67 anni e 5 mesi nel 2032, crescita progressiva negli anni successivi.
Secondo le stime, nel 2060 si arriverà a circa 68 anni e 11 mesi. Da lì il salto ai 70 anni nel 2067.
Perché si arriva a 70 anni
La ragione principale è demografica ed economica. L’aumento dell’aspettativa di vita comporta un allungamento della permanenza nel lavoro.
Allo stesso tempo, la spesa pensionistica è prevista in crescita fino al 2040, quando raggiungerà circa il 17% del PIL.
Successivamente, con il pieno passaggio al sistema contributivo, il peso dovrebbe ridursi gradualmente.
Cosa significa per i lavoratori
Per chi entra oggi nel mondo del lavoro, la prospettiva è chiara: si lavorerà più a lungo.
Le stesse previsioni indicano che in futuro gli assegni pensionistici saranno sempre più legati ai contributi versati (sono gli effetti della riforma del 1995), con il rischio di importi più bassi rispetto al passato.
Infine, resta un tema centrale: il rapporto tra lavoratori e pensionati. Le stime indicano un equilibrio sempre più fragile, con un numero crescente di pensionati rispetto agli occupati. Uno scenario che rende inevitabile, secondo le istituzioni, l’aumento dell’età pensionabile.




