Con le nuove regole pensionistiche già definite per il biennio 2027-2028, emerge una criticità concreta nel comparto scuola: docenti e personale ATA nati nei mesi estivi rischiano di dover lavorare un anno in più rispetto ai colleghi.
Non si tratta più di ipotesi o simulazioni tecniche, ma di effetti già determinati dalle norme in vigore. A fare la differenza non è solo l’aumento dell’età pensionabile, ma soprattutto il meccanismo rigido con cui viene applicato nella scuola.
Aumento pensioni già deciso: le nuove soglie ufficiali
La legge di Bilancio 2026 e la circolare INPS n. 28/2026 hanno reso operativo l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita.
Le nuove soglie per la pensione di vecchiaia sono:
- 2027: 67 anni e 1 mese
- 2028: 67 anni e 3 mesi
L’aumento avviene in modo graduale:
- +1 mese dal 2027
- +2 mesi aggiuntivi dal 2028
Si tratta quindi di un incremento complessivo di tre mesi, distribuito su due anni. Tuttavia, nel comparto scuola, anche variazioni minime producono effetti molto più pesanti rispetto ad altri settori.
Scuola: una sola finestra di uscita
Nel sistema scolastico esiste una regola fondamentale che distingue docenti e ATA da tutti gli altri lavoratori:
la pensione decorre esclusivamente dal 1° settembre di ogni anno.
Questo implica che:
- i requisiti devono essere maturati entro il 31 agosto
- chi li matura anche solo il giorno successivo perde la possibilità di uscire quell’anno
Non esistono finestre intermedie, né possibilità di uscita anticipata rispetto al calendario scolastico. È proprio questa rigidità a generare la disparità.
Pensione 2027: basta un giorno per slittare di un anno
Con il requisito fissato a 67 anni e 1 mese, la soglia per andare in pensione nel 2027 è estremamente precisa.
Per uscire il 1° settembre 2027, bisogna aver maturato il requisito entro il 31 agosto 2027. Questo significa essere nati entro:
31 luglio 1960
La conseguenza è immediata:
- nato il 31 luglio 1960 → pensione nel 2027
- nato il 1° agosto 1960 → pensione nel 2028
Una differenza di un solo giorno comporta uno slittamento di dodici mesi. Non si tratta di un caso limite, ma di una situazione che coinvolgerà migliaia di lavoratori.
Pensione 2028: il problema si estende a tutta l’estate
Nel 2028 il requisito sale a 67 anni e 3 mesi, e la penalizzazione diventa ancora più ampia.
Per accedere alla pensione dal 1° settembre 2028, è necessario essere nati entro:
31 maggio 1961
Restano quindi esclusi:
- nati a giugno 1961
- nati a luglio 1961
- nati ad agosto 1961
Questi lavoratori matureranno il requisito solo dopo il 31 agosto 2028 e saranno costretti a posticipare l’uscita al 1° settembre 2029.
Tabella riepilogativa per docenti e ATA

La tabella evidenzia in modo chiaro come l’aumento progressivo dei requisiti allarghi la platea dei lavoratori penalizzati.
Docenti e ATA: una penalizzazione identica
È importante sottolineare che questa situazione riguarda indistintamente tutto il personale scolastico:
- docenti
- collaboratori scolastici
- assistenti tecnici e amministrativi
Non esistono differenze tra le categorie. Tutti sono soggetti alla stessa finestra di uscita e agli stessi effetti distorsivi.
Un’anomalia del sistema: pochi mesi diventano un anno
Nel resto del mondo del lavoro, un aumento dell’età pensionabile di uno o due mesi comporta un prolungamento equivalente dell’attività lavorativa.
Nel comparto scuola accade qualcosa di diverso:
- un mese in più può determinare un ritardo di dodici mesi
Questo perché il sistema non è flessibile e non consente adeguamenti graduali. La conseguenza è una vera e propria discontinuità tra lavoratori separati da pochi giorni di nascita.
Nessun correttivo previsto
Nonostante il problema sia noto e segnalato da tempo, al momento non sono previsti interventi specifici per il comparto scuola.
In particolare:
- non sono state introdotte finestre di uscita alternative
- non è prevista alcuna deroga per chi matura i requisiti nei mesi estivi
- non esistono meccanismi di compensazione
Questo significa che le regole attuali si applicheranno integralmente già a partire dal 2027.
Una questione destinata a crescere
Il biennio 2027-2028 rappresenta solo il primo passaggio. In futuro, ulteriori adeguamenti alla speranza di vita potrebbero riproporre lo stesso problema, ampliandone l’impatto.
Senza una revisione del sistema, il rischio è che questa penalizzazione diventi strutturale per una parte consistente dei lavoratori della scuola.




