Uno stipendio medio da 2.139 euro al mese e in crescita. È questo il dato più significativo che emerge nel 2025 per i lavoratori in somministrazione con contratto a tempo indeterminato. Un aumento concreto, che fotografa però solo una parte del settore, mentre nel complesso l’occupazione registra un lieve rallentamento.
Il punto di partenza è chiaro: cresce il valore del lavoro stabile, mentre diminuisce il numero totale dei lavoratori in somministrazione. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Osservatorio Assolavoro Datalab, la principale associazione che riunisce le agenzie di somministrazione di manodopera.
Aumenti per i lavoratori stabili: retribuzioni in salita
Nel dettaglio, la retribuzione mensile media dei lavoratori a tempo indeterminato passa da 2.090 euro a 2.139 euro. Anche la paga oraria aumenta, salendo da 14,80 euro a 15,28 euro.
A sostenere questa dinamica sono soprattutto i rinnovi dei contratti collettivi nei settori in cui operano le Agenzie per il lavoro, dall’industria ai servizi (metalmeccanica e terziario su tutti). Non solo. Le imprese stanno utilizzando sempre di più la somministrazione per profili qualificati, con competenze specifiche e livelli retributivi più elevati.
Il risultato è un aumento complessivo dello stock delle retribuzioni del +3,6% per chi ha un contratto stabile.
Il settore rallenta: meno occupati complessivi
Parallelamente, il quadro generale mostra un leggero arretramento. Nel 2025 gli occupati in somministrazione scendono da oltre 479mila a circa 475mila, con una flessione media dello 0,8%.
Si tratta comunque di un calo più contenuto rispetto a quello registrato nel 2024 (-3,9%), segno di una fase di assestamento in un contesto economico incerto.
Contratti a termine in calo, indeterminati più resistenti
La riduzione riguarda soprattutto i contratti a termine, scesi sotto i 328mila lavoratori medi mensili, lontani dai livelli del 2022.
Al contrario, i lavoratori a tempo indeterminato crescono su base annua, arrivando a 147.693 unità (+2,2%). Tuttavia, nel corso del 2025 emerge una frenata, con una discesa dai quasi 150mila occupati di gennaio a poco più di 145mila a dicembre.
Meno ore lavorate e nuova composizione del lavoro
Questo cambiamento si riflette anche sulle ore lavorate, che calano dell’1,3%. Il settore si sta infatti trasformando: più spazio ai profili qualificati e meno utilizzo della somministrazione per le mansioni meno specializzate.
Per queste ultime crescono altre forme contrattuali più flessibili, mentre la somministrazione si concentra sempre più su lavoro stabile e meglio retribuito.


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