Prosegue a Milano il confronto per il rinnovo del contratto collettivo Unionmeccanica-Confapi, scaduto a dicembre 2024.
Nella giornata del 24 marzo la trattativa con Fim-Fiom-Uilm è entrata nel merito della parte economica, con una proposta che segna un passaggio importante ma che apre anche a un confronto più complesso sugli equilibri complessivi del settore.
Sul tavolo 200 euro: la proposta di Unionmeccanica
Unionmeccanica ha dichiarato la propria disponibilità a riconoscere un aumento di 200 euro sui minimi retributivi del livello 5. Un’apertura che i sindacati Fim, Fiom e Uilm giudicano positiva, perché rappresenta un primo passo concreto dopo mesi di stallo.
Tuttavia, la proposta non si limita alla cifra. Le PMI aderenti a Confapi chiedono infatti che l’intero impianto contrattuale tenga conto della sostenibilità complessiva nel tempo.
Perché oggi le PMI chiedono un compromesso
Il nodo centrale è legato al fatto che il CCNL Unionmeccanica è oggi quello che, mediamente, riconosce salari più alti rispetto al contratto Federmeccanica-Assistal.
A luglio 2025, infatti, Unionmeccanica-Confapi insieme a Fim, Fiom e Uilm ha firmato un accordo economico che ha previsto l’erogazione di un acconto di 100 euro per il biennio 2025-2026 per i lavoratori metalmeccanici. Una scelta che ha portato le PMI a mettere sul piatto più risorse rispetto alla grande industria aderente a Confindustria.
Proprio per questo motivo, le aziende chiedono ora un punto di equilibrio: non sostenere, sull’intera vigenza contrattuale, un costo del lavoro superiore rispetto a quello delle imprese di Federmeccanica-Assistal.
Recuperi e slittamenti: le altre leve della trattativa
In questo quadro si inseriscono le altre proposte avanzate da Unionmeccanica. Da un lato, il possibile recupero dal 2027 dei 22,10 euro anticipati nel 2025, qualora l’IPCA-Nei superi le previsioni del 2% e gli andamenti del contratto principale. Le aziende che applicano il CCNL Unionmeccanica Confapi, a partire dal mese di settembre 2025 erogano infatti ai loro dipendenti circa 37 euro in più sui minimi.
Dall’altro, l’ipotesi di riequilibrare il montante salariale spostando, nel 2028, la decorrenza dell’aumento previsto dal mese di giugno a dicembre. In questo modo le imprese erogherebbero l’aumento salariale 6 mesi dopo ai lavoratori.
I sindacati hanno riconosciuto i passi avanti, soprattutto sui 200 euro, ma il confronto resta aperto. Parallelamente, si è iniziato a discutere anche di mercato del lavoro, formazione e sicurezza, con un nuovo incontro già fissato per il 1° aprile a Milano.




