Metalmeccanici, Così in Busta Paga il Tempo per Indossare la Tuta: Spingono i Contratti Aziendali

Il rinnovo del CCNL Lavanderie Industriali ha riportato al centro dell’attenzione il tema del tempo di vestizione, introducendo una disciplina chiara per gli addetti alle centrali di sterilizzazione. Il contratto riconosce infatti 10 minuti al giorno retribuiti dal 2026, che diventeranno 15 minuti giornalieri a partire da gennaio 2027.

Si tratta di una scelta significativa perché, in molti altri settori, il cosiddetto tempo tuta continua a essere una materia priva di una disciplina nazionale uniforme.

E per i metalmeccanici?

Nel CCNL Metalmeccanici Industria (Federmeccanica-Assistal) – applicato a oltre 1,5 milioni di lavoratori – non esiste una norma che riconosca espressamente un determinato numero di minuti retribuiti per indossare e togliere la divisa o i dispositivi di protezione.

Questo significa che il contratto nazionale non stabilisce, ad esempio, 10 o 15 minuti di tempo tuta come avviene invece nelle lavanderie industriali. La questione viene quindi regolata attraverso strumenti diversi:

  • contrattazione aziendale;
  • accordi individuali;
  • prassi consolidate all’interno delle imprese;
  • decisioni della magistratura nei casi di contenzioso.

Ogni azienda può quindi adottare soluzioni differenti, purché nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dalla giurisprudenza. Facciamo degli esempi di come viene gestito anche in busta paga: Miorelli Service e Cantine Riunite & CIV riconoscono una specifica indennità economica; Fidia lo compensa attraverso pause retribuite; Roadhouse prevede un riconoscimento forfettario; un accordo aziendale in Trentino, invece, stabilisce che vestizione e svestizione avvengano dopo la timbratura in ingresso e prima di quella in uscita, qualificandole come orario di lavoro.

Cosa dice la legge

La normativa non stabilisce un numero preciso di minuti da riconoscere. Secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, il tempo impiegato per vestirsi e svestirsi deve essere considerato orario di lavoro quando il lavoratore è obbligato a utilizzare determinati indumenti o DPI, deve cambiarsi nei locali aziendali e non è libero di organizzare autonomamente tempi e modalità della vestizione.

In questi casi il tempo dedicato alla vestizione è funzionale alla prestazione lavorativa e deve essere retribuito.

Perché nascono le vertenze

Proprio l’assenza di una disciplina uniforme ha alimentato negli anni numerose cause di lavoro.

Molti lavoratori hanno chiesto il riconoscimento del tempo tuta sostenendo che la vestizione fosse imposta dall’organizzazione aziendale, mentre le imprese hanno spesso ritenuto che tale attività non rientrasse nell’orario di lavoro.

La giurisprudenza ha risolto le controversie caso per caso, valutando elementi concreti come l’obbligo di indossare la divisa, la presenza di dispositivi di protezione, l’obbligo di utilizzare gli spogliatoi aziendali e il grado di autonomia del lavoratore.

Il caso delle lavanderie industriali

Il rinnovo del CCNL Lavanderie Industriali rappresenta quindi un esempio di come la contrattazione nazionale possa ridurre il contenzioso.

Stabilendo 10 minuti retribuiti al giorno dal 2026, destinati a salire a 15 minuti dal gennaio 2027, il contratto elimina gran parte delle incertezze interpretative almeno per gli addetti alle centrali di sterilizzazione. (Dottrina Per il Lavoro)

Per i metalmeccanici, invece, il tema continua a dipendere prevalentemente dagli accordi aziendali, dagli accordi individuali, dalle prassi organizzative e, nei casi di conflitto, dall’interpretazione dei giudici.