Anticipo TFS-TFR dei Dipendenti Pubblici: Oggi Costa Ancora di Più. Ecco Perché i Pensionati Rinunciano

Tfr

Per migliaia di dipendenti pubblici andati in pensione, il problema non è soltanto attendere mesi – o addirittura anni – per ricevere il proprio Trattamento di Fine Servizio (TFS) o Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il vero problema è che, nel frattempo, ottenere un anticipo della liquidazione è diventato sempre più difficile e, nella maggior parte dei casi, decisamente costoso.

Dopo l’esaurimento delle risorse destinate all’anticipo agevolato gestito attraverso il sistema pubblico, molti pensionati si trovano oggi senza una reale alternativa, se non quella di rivolgersi agli istituti di credito, sostenendo interessi e spese che possono incidere in modo significativo sull’importo finale percepito.

Si tratta di una situazione che continua a penalizzare esclusivamente il pubblico impiego, mentre nel settore privato il TFR viene normalmente corrisposto in tempi molto più rapidi.

Perché il TFS continua ad arrivare con anni di ritardo

La normativa attualmente in vigore prevede tempi di pagamento che possono arrivare fino a due anni dalla cessazione del servizio.

In linea generale:

  • 12 mesi (ridotti a 9 dal 2027) per chi cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o dei requisiti pensionistici previsti dalla legge;
  • 24 mesi in caso di dimissioni volontarie o pensionamento anticipato nei casi previsti dalla normativa.

A questi termini devono poi aggiungersi i tempi tecnici necessari per la lavorazione della pratica e per il pagamento effettivo.

Come se non bastasse, quando il TFS supera le soglie fissate dalla legge, la liquidazione viene ulteriormente suddivisa in due o tre rate annuali, prolungando ancora di più l’attesa.

Il risultato è che molti pensionati entrano in una nuova fase della vita senza poter disporre di somme che hanno maturato nel corso di decenni di servizio.

L’unica strada rimasta è quella delle banche

In assenza di un sistema pubblico pienamente operativo per l’anticipo, molti pensionati scelgono di cedere il proprio credito a banche o intermediari finanziari.

Dal punto di vista giuridico non si tratta di un prestito tradizionale: il pensionato cede il diritto a riscuotere il TFS, mentre l’istituto anticipa la somma e verrà successivamente rimborsato dall’INPS al momento della liquidazione.

Il problema è rappresentato dal costo dell’operazione.

Negli ultimi mesi, anche a causa dell’aumento del costo del denaro registrato negli ultimi anni, numerose offerte di mercato presentano condizioni economiche che possono incidere pesantemente sull’importo netto percepito.

Prima di firmare è quindi opportuno:

  • confrontare più preventivi;
  • verificare il TAN e il TAEG applicati;
  • controllare le eventuali spese di istruttoria;
  • leggere attentamente tutte le clausole contrattuali.

Anche differenze apparentemente contenute nei tassi possono tradursi in migliaia di euro di costo su anticipazioni di importo elevato.

L’attesa ha un costo anche senza chiedere l’anticipo

Rinviare il pagamento del TFS non comporta soltanto un disagio finanziario.

Nel corso degli anni possono infatti verificarsi ulteriori effetti economici:

  • la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione;
  • l’impossibilità di utilizzare immediatamente quelle somme per investimenti, acquisti o esigenze familiari;
  • il rischio che eventuali procedure esecutive possano incidere sul credito al momento della liquidazione, qualora il pensionato abbia debiti nei confronti di creditori.

Per molti ex dipendenti pubblici il TFS rappresenta il principale patrimonio accumulato durante la vita lavorativa. Dover attendere così a lungo significa spesso rinviare progetti familiari, interventi sulla casa o semplicemente affrontare con maggiore difficoltà il passaggio alla pensione.

Una disparità che continua a far discutere

Da anni sindacati e associazioni di categoria chiedono una revisione della disciplina del TFS dei dipendenti pubblici.

Il sistema attuale, infatti, continua a creare una evidente differenza rispetto ai lavoratori del settore privato, che generalmente ricevono il TFR in tempi molto più contenuti.

Molti osservatori ritengono che l’attuale meccanismo finisca per trasformare il TFS in una forma di finanziamento involontario a favore dello Stato: somme già maturate dal lavoratore restano infatti nella disponibilità dell’erario per mesi o anni prima di essere effettivamente corrisposte.

Fino a quando non interverrà una riforma organica, migliaia di pensionati continueranno a trovarsi davanti a una scelta difficile: attendere a lungo la liquidazione oppure anticiparla sostenendo costi che, in alcuni casi, possono risultare particolarmente elevati.

TFS: il quadro in sintesi