Statali, lo Stipendio Aumenta ma l’Assegno Si Riduce: Niente Arretrati col Riassorbimento

Ricevere un aumento contrattuale e scoprire che lo stipendio complessivo cresce poco o addirittura rimane sostanzialmente invariato. Può sembrare un errore del cedolino, ma per alcuni dipendenti pubblici è la conseguenza di un meccanismo perfettamente previsto dall’ordinamento: l’assegno personale riassorbibile.

È una situazione che può verificarsi, ad esempio, nel passaggio di personale appartenente alle Forze di polizia verso ruoli civili, quando la nuova retribuzione risulta inferiore a quella precedentemente percepita e viene riconosciuto un assegno personale destinato a salvaguardare, nei termini previsti dalla disciplina applicabile, il trattamento economico.

Da quel momento, però, gli aumenti successivi della retribuzione possono essere utilizzati per riassorbire progressivamente l’assegno.

Il risultato sul cedolino è particolare: aumenta lo stipendio tabellare, ma contemporaneamente diminuisce l’assegno personale.

Dal ruolo di Polizia a quello civile: perché nasce l’assegno personale

Pensiamo al caso di un appartenente alle Forze di polizia che, per inidoneità al servizio nel ruolo di provenienza, transiti nei ruoli civili della Pubblica Amministrazione secondo la normativa applicabile.

I due ordinamenti non hanno necessariamente lo stesso trattamento economico.

Il precedente stipendio può comprendere componenti retributive che non trovano una corrispondenza nella nuova posizione civile.

Per evitare che il passaggio determini, nei casi e nei limiti previsti dalla legge, un’immediata perdita economica, può essere attribuito un assegno personale corrispondente alla differenza tra il trattamento riconosciuto e quello spettante nella nuova posizione.

Ed è qui che diventa fondamentale una parola: riassorbibile.

L’assegno serve a conservare temporaneamente una determinata differenza economica, ma non necessariamente a cristallizzarla per tutta la carriera.

Aumento del CCNL: 100 euro in più possono non diventare 100 euro nel cedolino paga

Facciamo un esempio semplice.

Un dipendente transitato nei ruoli civili percepisce:

1.900 euro di trattamento economico nella nuova posizione più 300 euro di assegno personale riassorbibile.

Il totale è quindi 2.200 euro.

Successivamente arriva il rinnovo del CCNL e il trattamento della nuova posizione aumenta di 100 euro.

A prima vista il lavoratore potrebbe aspettarsi di passare da 2.200 a 2.300 euro.

Ma se quell’incremento è utilizzabile per il riassorbimento dell’assegno personale, il risultato sarà differente:

Lo stipendio contrattuale è realmente aumentato di 100 euro, ma contemporaneamente 100 euro dell’assegno personale sono stati assorbiti.

Non c’è quindi un aumento di 100 euro della retribuzione complessiva.

L’assegno può progressivamente arrivare a zero

Il meccanismo può continuare in occasione dei successivi incrementi utili al riassorbimento.

Riprendiamo l’esempio precedente. Il lavoratore parte con un assegno personale di 300 euro. Un primo aumento ne assorbe 100 e l’assegno scende a 200.

Se successivamente interviene un ulteriore incremento utile di 120 euro, l’assegno può scendere a 80 euro.

Un successivo aumento di almeno 80 euro può completarne il riassorbimento.

Da quel momento l’assegno personale non esiste più e gli ulteriori aumenti retributivi, salvo altri meccanismi applicabili, possono finalmente tradursi in un incremento effettivo della retribuzione complessiva.

Ecco perché due colleghi appartenenti alla stessa amministrazione, con identico aumento contrattuale, possono vedere sul cedolino effetti molto differenti.

Anche gli arretrati contrattuali possono essere ridotti

La questione diventa ancora più interessante quando il nuovo CCNL produce aumenti con decorrenza retroattiva.

Il dipendente potrebbe fare un calcolo molto semplice: aumento mensile moltiplicato per i mesi interessati dal contratto.

Ma il risultato effettivo può essere molto diverso.

Se nel periodo arretrato era presente un assegno personale riassorbibile, bisogna ricostruire anche l’effetto che gli aumenti avrebbero prodotto sull’assegno.

Una parte delle differenze teoricamente derivanti dal nuovo stipendio può quindi essere compensata dalla corrispondente riduzione dell’assegno personale.

Ecco perché, quando arrivano gli arretrati di un rinnovo contrattuale, confrontare la propria somma esclusivamente con una tabella standard può portare a conclusioni sbagliate.

Sul cedolino bisogna guardare due voci, non una

Il controllo corretto deve quindi essere effettuato confrontando il cedolino precedente e quello successivo all’applicazione dell’aumento.

Non basta verificare che lo stipendio tabellare sia cresciuto.

Bisogna controllare contemporaneamente l’importo dell’assegno personale riassorbibile.

Se una voce aumenta di 100 euro e l’altra diminuisce di 100 euro, l’incremento contrattuale è stato applicato, ma il vantaggio economico è stato utilizzato per ridurre l’assegno.

Naturalmente non tutti gli assegni personali e non tutti gli incrementi retributivi sono soggetti automaticamente alle stesse regole: bisogna sempre verificare la disposizione che ha attribuito l’assegno e le condizioni del suo riassorbimento.

Assegno riassorbibile: cosa succede agli aumenti

L’assegno personale riassorbibile rappresenta quindi una sorta di cuscinetto economico tra la vecchia e la nuova posizione del dipendente, ma proprio la sua natura temporanea spiega perché i futuri aumenti possano non tradursi immediatamente in più denaro sul cedolino.

È questo il paradosso che può sorprendere maggiormente il lavoratore: il contratto aumenta davvero lo stipendio, ma il totale percepito può restare invariato perché contemporaneamente viene ridotto l’assegno personale.

Soltanto quando quest’ultimo sarà completamente riassorbito, gli ulteriori incrementi non troveranno più quella specifica voce da compensare.

Per questo chi percepisce un assegno personale riassorbibile dovrebbe controllare attentamente ogni rinnovo contrattuale: per capire quanto è realmente aumentato lo stipendio non basta guardare ciò che è stato aggiunto. Bisogna controllare anche ciò che, nello stesso momento, è stato tolto.