Cambiare le regole della contrattazione per arrivare a rinnovi più rapidi, salari più adeguati al costo della vita e aumenti capaci di recuperare il potere d’acquisto perso con l’inflazione. È il cuore della proposta di Accordo quadro presentata dalla UIL insieme a CGIL e CISL alle associazioni datoriali.
Il documento mette sul tavolo otto punti e punta a ridisegnare il modello contrattuale, intervenendo non soltanto sugli stipendi, ma anche sulla rappresentanza sindacale, sulla formazione, sulla sicurezza e sulla partecipazione dei lavoratori.
Per i dipendenti, tuttavia, il passaggio economicamente più interessante è quello che riguarda come dovrebbero essere determinati e aggiornati i salari nei prossimi contratti collettivi.
Stipendi, l’obiettivo è recuperare realmente il potere d’acquisto
La proposta parte da un principio molto chiaro: la retribuzione deve essere adeguata al costo della vita.
Non basterebbe quindi riconoscere aumenti nominali al momento del rinnovo del contratto. Secondo il documento, dovrebbe essere prevista anche una verifica annuale finalizzata al recupero del potere d’acquisto.
È un passaggio importante soprattutto dopo periodi di inflazione elevata. Se i prezzi crescono più rapidamente delle retribuzioni, infatti, anche un aumento dello stipendio può non essere sufficiente a recuperare quanto perso in termini reali.
La proposta introduce inoltre il riferimento all’IPCA-NEI nei rinnovi, cioè all’indice dei prezzi al consumo armonizzato depurato dalla dinamica dei beni energetici importati, utilizzato nel sistema delle relazioni industriali come riferimento per l’adeguamento delle retribuzioni.
Aumenti di stipendio legati anche a produttività e innovazione
C’è poi un secondo elemento. Gli aumenti salariali non dovrebbero essere collegati esclusivamente all’inflazione.
Nel documento vengono indicati anche innovazione, trasformazione dei prodotti e dei processi, introduzione delle tecnologie digitali e andamento dei singoli settori.
La proposta punta dunque a combinare la tutela del potere d’acquisto con la possibilità di distribuire ai lavoratori una parte dei benefici derivanti dall’evoluzione produttiva e tecnologica.
In altre parole, il salario dovrebbe essere protetto dall’aumento dei prezzi, ma potrebbe crescere ulteriormente quando innovazione e trasformazioni organizzative producono risultati economici positivi.
CCNL nazionale e contrattazione aziendale: restano due livelli
Il modello proposto conferma due livelli di contrattazione.
Il CCNL nazionale dovrebbe continuare a stabilire i trattamenti economici e normativi fondamentali del settore. Accanto al contratto nazionale viene confermata la contrattazione decentrata, che può svolgersi a livello aziendale, territoriale, di sito o di filiera.
L’obiettivo è quindi mantenere una base nazionale comune, consentendo contemporaneamente alla contrattazione di secondo livello di intervenire sulle specifiche realtà produttive.
La proposta prevede anche accordi interconfederali di ambito per le specificità dei diversi settori e indica esplicitamente il contrasto al dumping e alla cosiddetta “contrattazione pirata”.
TEM e TEC, cosa potrebbe cambiare nella busta paga
Particolarmente interessante è la distinzione proposta tra TEM, Trattamento Economico Minimo, e TEC, Trattamento Economico Complessivo.
Nel TEM rientrerebbero minimi tabellari, contingenza, scatti di anzianità, EDR e altri elementi economici fissi e continuativi.
Il TEC avrebbe invece una dimensione più ampia: comprenderebbe TEM, mensilità aggiuntive, indennità aggiuntive, riduzioni di orario e gli elementi di welfare universali esigibili e quantificabili economicamente.
La distinzione è significativa perché sposta l’attenzione dalla sola cifra dello stipendio tabellare al valore economico complessivo riconosciuto al lavoratore attraverso il contratto.
Non solo stipendi: 40 ore di formazione e più sicurezza
L’Accordo quadro proposto non si limita alla parte economica. Un altro punto riguarda il diritto alla formazione lungo tutto l’arco della vita lavorativa, con almeno 40 ore ogni anno svolte durante l’orario di lavoro. L’obiettivo dichiarato è accompagnare innovazione, transizione e nuovi modelli organizzativi.
Sul fronte della rappresentanza vengono proposte una misurazione certificata basata su iscritti e voti, il rafforzamento delle RSU e la diffusione delle rappresentanze sui luoghi di lavoro.
Per salute e sicurezza viene chiesta inoltre l’espansione dell’elezione degli RLS e la valorizzazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito, territoriali e paritetici.
Il filo conduttore resta però quello economico: rendere i rinnovi contrattuali più efficaci e costruire un meccanismo capace di evitare che l’aumento dei prezzi eroda progressivamente gli stipendi.
La proposta adesso dovrà naturalmente confrontarsi con le associazioni datoriali. Ed è proprio dal confronto tra sindacati e imprese che si capirà quali parti potranno tradursi in nuove regole effettive della contrattazione e, soprattutto, quali effetti potranno avere sulle future buste paga dei lavoratori.




