Il Bonus donne 2026 può diventare particolarmente interessante per le aziende che assumono lavoratrici in alcuni settori dove la presenza femminile è ancora molto più bassa rispetto a quella maschile. Ma quali sono esattamente questi settori?
Non basta parlare genericamente di lavori dove ci sono più uomini che donne. La normativa stabilisce una soglia precisa e ogni anno il Ministero del Lavoro, sulla base dei dati Istat, individua i settori e le professioni che possono rientrare nella definizione di forte disparità di genere.
Per il 2026 l’elenco è già stato aggiornato. E comprende attività molto diverse tra loro: dalle costruzioni ai trasporti, dall’industria manifatturiera alle attività estrattive. Vediamo nel dettaglio.
Bonus donne 2026, cos’è e a chi spetta
Il Bonus donne 2026 è un incentivo destinato ai datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato lavoratrici che rientrano nelle categorie previste dalla normativa.
L’INPS ha previsto un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro i limiti stabiliti dalla misura, per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Il limite è di 650 euro al mese per lavoratrice, che sale a 800 euro al mese per le assunzioni che rientrano nella maggiorazione prevista per le lavoratrici residenti nelle regioni della ZES Unica.
Il bonus può riguardare donne di qualsiasi età che si trovano in una delle condizioni previste per essere considerate lavoratrici svantaggiate o molto svantaggiate.
Tra i casi previsti ci sono le donne senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi e, in determinate condizioni, quelle senza lavoro da almeno 12 mesi. Rientra tra le categorie di svantaggio anche la lavoratrice occupata in una professione o in un settore caratterizzato da una forte disparità uomo-donna.
Cosa significa settore con forte disparità uomo-donna
La definizione non viene lasciata alla valutazione della singola azienda. Il Regolamento europeo considera svantaggiato il lavoratore che appartiene al genere sottorappresentato quando è occupato in una professione o in un settore nel quale il tasso di disparità tra uomini e donne supera di almeno il 25% la disparità media registrata in tutti i settori economici dello Stato interessato.
Per il 2026 il Ministero del Lavoro ha utilizzato i dati Istat relativi alla media annua del 2024. La disparità media tra uomini e donne è risultata pari al 9,3%. Applicando il 25%, la soglia da superare arriva quindi all’11,6%.
Il decreto del 31 dicembre 2025 ha così individuato i settori e le professioni che superano questa soglia. L’elenco vale per il 2026 e, ai fini degli incentivi, riguarda il settore privato.
Quali sono i settori con forte divario di genere nel 2026
Sono dieci i settori economici riportati nella Tabella A del decreto che superano la soglia dell’11,6%. Ecco l’elenco, con il relativo tasso di disparità uomo-donna calcolato dall’Istat:
- Agricoltura: 49,8%,
- Costruzioni: 80,2%,
- Industria estrattiva: 72,4%,
- Acqua e gestione dei rifiuti: 65,7%,
- Industria manifatturiera: 44%,
- Industria energetica: 43,4%,
- Trasporto e magazzinaggio: 56,4%,
- Informazione e comunicazione: 35,2%,
- Attività culturali, sportive e di intrattenimento: 11,7%,
- Servizi generali della pubblica amministrazione: 28,8%.
Il dato relativo alla pubblica amministrazione va però letto con attenzione: il decreto stabilisce che i settori individuati rilevano limitatamente al settore privato ai fini degli incentivi. Di conseguenza, la presenza della PA nella tabella statistica non significa che un’amministrazione pubblica possa utilizzare il Bonus donne 2026.
Sono quindi soprattutto costruzioni, industria, trasporti, agricoltura e alcune attività dei servizi a presentare nel 2026 una disparità occupazionale sufficientemente elevata per rientrare nell’elenco.
Non solo settori: anche alcune professioni danno accesso al bonus
La normativa non guarda soltanto al settore nel quale opera l’azienda. Il decreto 2026 contiene infatti una seconda tabella dedicata alle professioni caratterizzate da forte disparità di genere.
Tra quelle individuate ci sono, per esempio:
- gli artigiani e operai metalmeccanici specializzati e installatori e manutentori di attrezzature elettriche ed elettroniche,
- i lavoratori specializzati dell’edilizia,
- i conduttori di veicoli, macchinari mobili e impianti di sollevamento,
- alcune professioni delle forze armate,
- le professioni nei servizi di sicurezza,
- le professioni nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca,
- gli artigiani e gli operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile, dell’abbigliamento, delle pelli, del cuoio e dell’industria dello spettacolo,
- i conduttori di impianti industriali e le professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione.
L’elenco prosegue con altre attività fortemente caratterizzate dalla presenza maschile, tra cui specialisti ICT, ingegneri e architetti, professioni non qualificate nell’industria e nelle costruzioni, specialisti in scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali, oltre ad alcune figure imprenditoriali e della meccanica di precisione.
Questo significa che una donna assunta in una delle professioni individuate dal decreto, quando sono rispettate le altre condizioni previste per il Bonus donne, può rientrare nell’incentivo anche in funzione della specifica professione svolta.
Per le aziende è quindi importante non fermarsi al semplice nome del settore: bisogna verificare anche la mansione e la professione della lavoratrice assunta, oltre a tutti gli altri requisiti richiesti dall’INPS.




