Il lavoro a chiamata offre alle aziende la possibilità di utilizzare un lavoratore solo quando serve, ma c’è un adempimento che non può essere trascurato. Una dimenticanza apparentemente semplice può infatti trasformarsi in una sanzione che può arrivare a 800 euro per ciascun lavoratore interessato.
La questione riguarda la comunicazione preventiva della prestazione, un passaggio obbligatorio per il datore di lavoro ogni volta che decide di utilizzare un lavoratore intermittente. La mancata comunicazione può emergere, e quindi far scattare la sanzione, anche quando il rapporto di lavoro è stato regolarmente instaurato.
Lavoro a chiamata, cosa deve fare il datore prima della prestazione
Il contratto di lavoro intermittente, conosciuto anche come lavoro a chiamata, consente al datore di lavoro di chiedere la disponibilità del dipendente in occasione di specifiche esigenze.
La regolare assunzione del lavoratore, però, non esaurisce gli obblighi a carico dell’azienda. Prima che inizi la prestazione deve essere effettuata anche la comunicazione preventiva di attivazione.
Si tratta di un adempimento distinto dalla comunicazione di assunzione: il datore deve infatti comunicare quando intende effettivamente utilizzare il lavoratore intermittente. È proprio questo il passaggio che può diventare decisivo in caso di controllo.
La chiamata deve essere fatta prima che inizi il lavoro
La chiamata al lavoratore deve essere trasmessa prima dell’inizio della prestazione lavorativa oppure, secondo le modalità previste, prima dell’avvio di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni. L’obiettivo è consentire agli organi di vigilanza di verificare che la prestazione resa dal lavoratore a chiamata sia stata preventivamente dichiarata.
Il datore di lavoro può effettuare la comunicazione attraverso i canali previsti, tra cui:
- il servizio telematico dedicato,
- la posta elettronica certificata,
- gli SMS, secondo le modalità stabilite.
Per le prestazioni oggetto della comunicazione, inoltre, l’attività lavorativa deve essere resa entro 12 ore dalla comunicazione e comunque nel rispetto dei termini previsti dalla disciplina.
Cosa succede se il lavoratore è presente ma manca la comunicazione
Il problema può emergere in modo molto concreto durante un’ispezione.
Si pensi, ad esempio, a un ristorante o a un pubblico esercizio nel quale, durante una serata particolarmente affollata, siano presenti lavoratori assunti con contratto intermittente. Se il rapporto è regolare ma manca la comunicazione preventiva relativa alla prestazione in corso, il datore di lavoro può incappare nella sanzione amministrativa prevista per l’omissione.
La situazione, quindi, è diversa da quella di un lavoratore completamente “in nero”: il dipendente può essere stato regolarmente assunto e il contratto può essere perfettamente valido. A mancare è la chiamata che deve precedere la singola prestazione.
È proprio per questo che il controllo della documentazione e delle comunicazioni effettuate assume particolare importanza per le aziende che ricorrono al lavoro intermittente.
La sanzione e il rischio per il datore di lavoro
Come stabilito dal dlgs n. 81 del 2015, articolo 15, l’omessa comunicazione preventiva comporta una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore interessato.
Pertanto, se due camerieri sono impiegati nella medesima serata, entrambi senza la preventiva chiamata, la sanzione può assumere un peso significativo e arrivare, nei casi previsti, fino a 4.800 euro complessivi.
Per il datore di lavoro che utilizza personale intermittente, quindi, non basta verificare che il contratto sia stato correttamente stipulato: prima di chiamare il lavoratore a svolgere la prestazione è necessario assicurarsi che sia stata effettuata anche la relativa comunicazione preventiva.
Il sistema del lavoro a chiamata si basa infatti proprio sulla possibilità di attivare la prestazione del lavoratore in relazione alle esigenze dell’impresa. Per questo motivo, la comunicazione preventiva rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali viene resa tracciabile l’effettiva utilizzazione del lavoratore.




