Flat Tax sugli Aumenti di Stipendio, Chi Rischia di Dover Restituire fino a 336 Euro

La flat tax del 5% sugli aumenti contrattuali rischia di fermarsi il 31 dicembre 2026. Senza una proroga nella prossima legge di Bilancio, milioni di lavoratori dipendenti del settore privato potrebbero perdere un beneficio fiscale che, su un aumento di 50 euro mensili, può valere fino a 168 euro netti all’anno.

Il Governo sta valutando di confermare l’agevolazione anche per il 2027, ma al momento non c’è alcuna certezza. Come evidenzia Il Sole 24 Ore, la misura potrebbe interessare anche i lavoratori coinvolti nei 42 contratti collettivi in scadenza nel prossimo anno, che riguardano complessivamente 6,5 milioni di addetti.

Chi beneficia oggi della flat tax del 5%

La misura introdotta dalla legge di Bilancio 2026 riguarda gli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi dei CCNL sottoscritti tra il 2024 e il 2026.

Per beneficiare dell’imposta sostitutiva del 5%, il lavoratore deve aver percepito nel 2025 un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.

Secondo le stime del Governo, i potenziali beneficiari sono circa 3,8 milioni, per una copertura finanziaria complessiva di 649 milioni di euro, ripartiti tra il 2026 e il 2027.

Non si tratta però di 3,8 milioni di beneficiari effettivi: il dato definitivo sarà disponibile soltanto dopo l’elaborazione delle certificazioni fiscali relative al 2026.

Flat tax del 5%, chi rischia di dover restituire il beneficio

Non tutti i lavoratori che hanno beneficiato della flat tax del 5% sugli aumenti contrattuali nel 2026 potrebbero averne avuto diritto. Il rischio riguarda soprattutto chi nel 2025 ha percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 33.000 euro, magari perché ha lavorato per più datori di lavoro e quello attuale non conosce l’intero reddito dell’anno precedente. In questi casi, se l’agevolazione è stata applicata senza che ne ricorressero i requisiti, potrebbe scattare il recupero delle imposte non versate, attraverso il conguaglio fiscale o la dichiarazione dei redditi.

Per esempio, su un aumento contrattuale di 100 euro lordi mensili per 12 mesi, il lavoratore potrebbe dover restituire 216 euro se soggetto all’aliquota Irpef del 23%, oppure 336 euro con quella del 33%, rispetto all’imposta sostitutiva già pagata. Si tratta di simulazioni indicative. La verifica dei beneficiari effettivi, attraverso le certificazioni fiscali relative al 2026, consentirà di conoscere la platea reale, ma non comporterà automaticamente controlli o richieste di restituzione per tutti.

Quanto rischiano di perdere i lavoratori nel 2027

L’altro rischio è legato all’eventuale stop al beneficio al 31 dicembre 2026. Per comprendere gli effetti economici di una mancata proroga, possiamo ipotizzare diversi importi di aumento contrattuale, considerando 12 mensilità e confrontando la tassazione agevolata del 5% con le aliquote Irpef del 23% e del 33%.

Simulazioni teoriche: si ipotizza che l’intero aumento sia tassato alla medesima aliquota e che la flat tax si applichi per tutto l’anno. Non sono considerati effetti su detrazioni, addizionali e contributi previdenziali.

La perdita non deriverebbe da una riduzione dello stipendio lordo, ma dal ritorno alla tassazione ordinaria sugli aumenti che oggi beneficiano dell’aliquota agevolata.

Il rischio riguarda anche chi ha già ottenuto gli aumenti

Il problema non interessa soltanto i lavoratori che riceveranno nuovi incrementi contrattuali nel 2027.

Anche chi beneficia già della flat tax nel 2026 potrebbe perdere il vantaggio fiscale dal prossimo gennaio, qualora la misura non venisse prorogata con una disciplina applicabile agli stessi aumenti.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già annunciato l’intenzione di prolungare l’agevolazione, ma resta da capire se il Governo confermerà il limite reddituale di 33.000 euro oppure deciderà di abbassarlo per contenere la spesa.

Una riduzione della soglia restringerebbe ulteriormente la platea dei beneficiari, escludendo una parte dei lavoratori che oggi possono usufruire dell’imposta sostitutiva.

La partita si giocherà quindi su due fronti: la proroga della flat tax e il mantenimento dei requisiti di accesso. Da queste decisioni dipenderà il netto in busta paga di milioni di dipendenti.