Un sostegno alle imprese “senza precedenti”, che non si traduce in finanziamenti a pioggia né tantomeno in un’interferenza della Stato. Nessuna nuova Iri, ha assicurato ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, rivendicando l’impegno “imponente” messo in campo per famiglie, imprese e sistema sanitario nell’atteso dl rilancio “getta le basi per la ripartenza”.

Un decreto che ha visto la luce dopo continui rinvii e un lungo braccio di ferro nella maggioranza. E proprio le imprese e l’ingresso dello Stato sono state oggetto di forti tensioni tra le forze di governo, e di una lunga trattativa con gli industriali culminata nel via libera alla cancellazione del saldo e dell’acconto del 40% dell’Irap dovuto a giugno per circa 2 milioni di imprese con fatturato fino a 250 milioni. Uno sconto che vale 4 miliardi e che Confindustria ha chiesto a gran voce.

Il cuore del provvedimento è il sostegno alle imprese, che non solo pone finanziamenti a fondo perduto alle imprese piu’ piccole ma anche con un intervento inedito significativo per favorire tutto il sistema delle imprese”, ha sottolineato il titolare dell’Economia in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Accanto a lui il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, co-regista del pacchetto di interventi a piu’ livelli per il sostegno del sistema imprenditoriale che prevede 10 miliardi per le Pmi fino a 5 milioni fatturato che hanno avuto un calo dei ricavi del 33%, di cui 6 per i finanziamenti a fondo perduto, 1,5 per gli sgravi sugli affitti commerciali e 600 milioni per il taglio degli oneri di sistema delle bollette per tre mesi.

Previsti inoltre sostegni alle ricapitalizzazione e detassazione degli aumenti di capitale per le imprese tra i 5 e i 50 milioni di ricavi e l’intervento di Cdp per le imprese oltre i 50 milioni di fatturato, con un ‘Patrimonio destinato’ (Patrimonio Rilancio), separato dalla Cassa, per il sostegno e il rilancio del sistema economico produttivo italiano attraverso il quale si potranno concedere alle società per azioni, anche quotate, prestiti obbligazionari convertibili, garantire la partecipazione ad aumenti di capitale e l’acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche.

Saranno possibili anche interventi relativi a operazioni di ristrutturazione di società che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, abbiano adeguate prospettive di redditività. Patrimonio Rilancio verrà alimentato attraverso titoli di Stato emessi dal Mef e potrà anche finanziarsi con l’emissione di obbligazioni o altri strumenti finanziari di debito con la garanzia di ultima istanza dello Stato.

“La parte quantitativamente più rilevante del decreto riguarda il sostegno alle imprese. Dopo il Cura Italia e il dl liquidità adesso è il momento del ristoro a fondo perduto”, ha esordito Gualtieri precisando che non si tratta di “un contributo a pioggia”. Aiuti che arriveranno a giugno, ha assicurato, insieme allo stop dell’Irap: “L’Agenzia delle Entrate per una volta sarà l’agenzia delle uscite perché darà risorse alle imprese, le erogherà a giugno”, ha detto con una battuta.

L’indennizzo, ha spiegato Patuanelli, andrà “da un tetto minimo di 2 mila euro anche per chi fatturava cifre molto basse fino a oltre 40 mila euro per le imprese che fatturavano 5 milioni e hanno perso la capacità di fatturare”.

“In tutta Europa si stanno definendo modalità nuove di sostegno alle imprese”, ha ricordato il ministro sottolineando che l’Italia si sta muovendo in “quello scenario sulla base delle nuove regole del Temporary framework per dare un sostegno importante e per contribuire all’assorbimento delle perdite e per dare liquidità e sostegno alle imprese. Di questo si tratta non di una nuova Iri”. Cdp, ha osservato, “poi ha le possibilità anche per intervenire in situazioni di crisi di ristrutturazione d’azienda ma sono due cose diverse”.

Gli strumenti messi in campo dal governo “sono gli strumenti definiti dal nuovo quadro europeo che si stanno adottando in tutti i paesi e sono estremamente importanti per aiutare il nostro sistema produttivo ad affrontare questa fase difficile. Noi con questo provvedimento ci mettiamo al livello più alto dei paesi che stanno intervenendo di più. È importante che tutto questo avvenga anche in un quadro europeo e noi riteniamo che anche il recovery Fund debba essere uno degli strumenti per dare risorse e una cornice comune a questi interventi a sostegno delle imprese”.

Sulla stessa linea Patuanelli che ha tenuto a sottolineare che “non c’è una sovietizzazione del Cda delle imprese private” perché “lo Stato deve accompagnare in qualche modo gli asset strategici del Paese perché portano dietro una filiera, una catena del valore. Non vuol dire incidere sulle politiche industriale delle singole imprese”.

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Fonte: agi.it