Chiusura del set cinematografico dove Massimo Boldi e Christian De Sica stavano girando il prossimo Cinepanettone a causa di alcuni casi di Covid19. E’ questa la notizia che ha sconvolto il mondo del cinema e fa sorgere nuovi interrogativi sull’applicazione delle regole della sicurezza nei luoghi di lavoro in generale e sui set in particolare.

A riportare la notizia è Il Giornale nella sua versione on-line che parla di contagio tra i lavoratori addetti al catering delle troupes:

“Tra le attività dell’indotto cinematografico ci sono quelle di catering, che si occupano di fornire i pasti agli artisti e a tutti quelli impegnati sul set. Ed è qui che nasce il problema: due degli operatori della società scelta dalla produzione vengono trovati positivi al Covid grazie ai controlli stringenti effettuati sul set. Come impone la normativa, infatti, a giorni prestabiliti vengono effettuati tamponi su chiunque frequenti il set. Il tracciamento è avvenuto con tempestività ma ovviamente i due addetti, trattando le portate dei pasti, sono entrati a contatto con tutta la troupe, attori compresi“.

Secondo quanto raccolto dal giornale milanese l’azienda sanitaria si è immediatamente mossa per effettuare controlli serrati e approfonditi sia sul personale impegnato nelle riprese del film, diretto anche questa volta dal regista Neri Parenti, sia su quello dell’hotel che ospita la produzione. Sarebbero stati effettuati i tamponi così come prevede il Protocollo Sicurezza siglato tra le Parti Sociali il 27 maggio 2020:

“sono in tutto 30 i testati e nessuno ha finora sviluppato positività al tampone. Ovviamente al momento le riprese sono ferme ma dovrebbero ricominciare già domani (oggi, ndr) fino al 19 agosto. La struttura non è stata messa in isolamento e la situazione appare contenuta“.

MA SONO SUFFICIENTI QUESTE MISURE DI SICUREZZA?

I tempi rapidi con cui viene riaperto il set della produzione Warner fa sorgere alcuni interrogativi sulla corretta applicazione del Protocollo Sicurezza. In particolare per quanto riguarda la disposizione che in caso di contagio stabilisce che è da “precludere l’accesso al set ai contatti stretti” intendendosi per tali solo quelli avvenuti fuori dal set. Resta infatti aperta la questione se si tratti di una norma dall’applicazione poco restrittiva in considerazione dei rischi ai quali si va incontro, in quanto esclude inspiegabilmente che anche sui set, al di là delle misure di sicurezza, possano esservi rapporti ”stretti“.