Il confronto notturno di oltre tre ore del presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i capi delegazione di maggioranza e i ministri Roberto Gualtieri e Francesco Boccia è stato “assai teso” e non è bastato per definire le misure anti contagio da Covid che entreranno nel nuovo dpcm e che lo stesso Conte annuncerà in conferenza stampa questa sera. Dalle 11 è iniziato un nuovo incontro tra governo, Regioni e Comuni, con il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, il ministro dell’Università Gaetano Manfredi e – collegati in videoconferenza – i titolari della Salute Roberto Speranza, dei Trasporti Paola De Micheli e dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Le ipotesi per scuola e università – Sabato le Regioni avevano spinto per la didattica a distanza almeno per gli alunni degli ultimi anni di superiori. Ma la ministra continua a fare muro, facendo notare che “non si può pensare di fare la didattica a distanza a tutte le ultime classi perché hanno la maturità” e che “la scuola in presenza è fondamentale per tutti, dai più piccoli all’ultimo anno del secondo grado”. Secondo fonti del ministero dell’Istruzione, gli enti locali nel corso del vertice si sono avvicinati alle sue posizioni in merito alla necessità che la didattica resti in presenza. Potrebbe quindi passare la linea che prevede un maggiore scaglionamento degli orari delle scuole superiori, con una parte delle classi che entrerebbe alle 11. Inoltre alcuni governatori hanno concordato sul fatto che per risolvere il problema del sovraccarico del trasporto pubblico occorre agire anche sulle attività produttive e non solo sugli ingressi a scuola. Manfredi dal canto suo ha ricordato che “le università sono luoghi sicuri, la didattica è già al 50% a distanza, le lezioni sono controllate, con uso della mascherina e distanziamento, tutto è stato programmato con protocolli specifici e la massima attenzione, è impossibile fare di più”.

Smart working per la pa e chiusure dei locali – La nuova stretta dovrebbe puntare, come suggerito anche dal Cts, su un potenziamento dello smart working per i dipendenti pubblici. Dovrebbe esserci poi lo stop agli sport di contatto dilettantistici. Sugli altri interventi, a partire dall’orario di chiusura di pub e ristoranti, non si è ancora trovata la quadra. Al termine del vertice serale a Palazzo Chigi il punto di caduta è sembrato essere la chiusura di bar e pub alle 21 e ristoranti alle 24, per non pesare su un settore già in grande sofferenza. Ma dal governo invitano alla cautela: c’è chi continua a spingere per misure ancora più dure, soprattutto nel weekend. E chi, come Italia viva, è contro le nuove chiusure.

Su palestre e piscine ancora nessuna decisione – Manca una sintesi su diversi aspetti, per i quali decisivo sarà il confronto con gli enti locali: dallo stop a fiere e congressi all’ipotesi di vietare di consumare alcolici in piedi fuori dai locali dalle 18. In dubbio anche l’eventuale chiusura di palestre e piscine, che stamattina alcuni quotidiani danno per assodata: “Nessuna decisione è stata presa”, sottolineano fonti del ministero dello sport spiegando “come il settore abbia affrontato ingenti spese per adeguare i propri spazi ai protocolli di sicurezza, e nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati”. Occorre quindi valutare “se non sia peggio spingere migliaia di appassionati e di giovani nei parchi cittadini o proseguire, magari prevedendo maggiori controlli, con le attività regolamentate”.

L’articolo In corso l’incontro tra governo e Regioni sulle nuove restrizioni: non c’è accordo su orari di chiusura dei locali, si tratta sulla didattica a distanza. Attesa per gli annunci di Conte – La diretta proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Fonte: ilfattoquotidiano.it