Turbamento nel rapporto con la comunità scientifica”, questo avrebbe provocato nei cittadini italiani la morte della giovane Camilla Canepa, venuta a mancare dopo pochi giorni dalla somministrazione della prima dose del vaccino AstraZeneca. Turbamento che si aggiunge alla confusione, alimentata dagli scienziati del Cts ma anche dal Ministero della Salute, sull’uso del farmaco anglo-svedese, prima ‘sconsigliato’, poi somministrato a tappeto in tutta Italia con open day e poi di nuovo ‘sconsigliato’ agli under 60 (notizia di ieri).

Lo scrive in un editoriale sul quotidiano Il Tempo in edicola oggi Andrea Amata, giornalista e analista politico:

“la scienza nell’affrontare una pandemia non dovrebbe adottare una terminologia con sfumature lessicali che ‘raccomandano’ un comportamento, ma essere tassativa. In questo senso il Cts ha delle responsabilità, avendo adottato una strategia comunicativa consultiva invece che vincolante. Sul vaccino AstraZeneca il balletto della scienza è stato imbarazzante. [..] Tale confusione ha generato un’eccedenza del vaccino che si è tentato di smaltire con una sorta di svendita degli open day. Ci hanno rassicurato sui dati trombotici allineati alla media Ue, con gli eventi fatali ricondotti nel rapporto di 1 ogni 100 mila inoculazioni, ma la morte della diciottenne ligure ha alimentato un’onda di diffidenza”.

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