E’ ripartito ieri il tavolo ministeriale sulle pensioni in vista dei provvedimenti che saranno presi con la legge di Bilancio, in autunno, per affrontare il dopo Quota 100, la sperimentazione che terminerà a fine 2021 dopo un triennio di successi e ombre.

I tecnici ministeriali sono impegnati da tempo, con il supporto dell’Inail, per individuare i requisiti che daranno ai lavoratori le priorità nell’anticipo pensionistico. Secondo una bozza di documento che Il Sole 24 Ore ha potuto consultare sarebbero state individuate i seguenti requisiti ‘settoriali’ che faciliterebbero, per alcune categorie, l’uscita dal lavoro: frequenza e gravosità degli infortuni sul lavoro; gravosità delle malattie professionali. E’ possibile quindi che il Ministero del Lavoro – che con ogni probabilità dovrà mettere mano alla materia con un budget limitato – punti dritto a un meccanismo selettivo di uscite pensionistiche sulla base della gravosità e rischi connessi delle attività lavorative.

Pertanto la direzione che quasi certamente prenderà questa mini-riforma è, come scrive ‘Il Sole’, quello di un “significativo allargamento, con l’inserimento di nuove categorie, della platea dei lavoratori impegnati in attività faticose e usuranti ai quali garantire un’uscita agevolata facendo leva su una proroga dell’Ape sociale, magari in versione rafforzata, ma anche su eventuali bonus contributivi per alcuni settori oggi esclusi (come gli agricoli e gli edili), dovrebbe anche servire a convincere il Ministero dell’economia ad allentare un po’ i cordoni della borsa. E, soprattutto, a non avere un atteggiamento troppo rigido di fronte alle ipotesi che usciranno dal tavolo con i sindacati che ieri ha fatto ripartire il ministro Andrea Orlando”.

Dunque la riforma pensionistica complessiva richiesta dai sindacati non sarebbe nell’agenda del Governo. Più probabile che a questo punto si valorizzino gli strumenti esistenti con l’Ape sociale – che prevede chi ha 63 anni l’erogazione di un’indennità fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia – favorendo l’accesso con il riconoscimento di bonus a categorie lavorative come i lavoratori agricoli e dell’edilizia anche in considerazione della particolare gravosità di queste lavorazioni.

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