I sindacati nazionali degli inquilini Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini lanciano l’allarme sugli effetti sociali dei programmi di alienazione e reinvestimento avviati sulla base del decreto Lupi-Renzi del 2014, norma concepita per assicurare il diritto di prelazione ai legittimi assegnatari in caso di vendita di appartamenti inseriti nei condomini misti nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50 per cento. E se l’assegnatario non è nelle condizioni di acquistare? Viene spostato in un altro appartamento per poter procedere con la vendita all’asta. Sono escluse solo le famiglie con particolari situazioni di disagio e i nuclei familiari composti da soli over 70.

Nella Capitale il piano di alienazione avviato dall’Ater di Roma sta creando non poche tensioni tra gli inquilini delle case popolari che non hanno la possibilità economica di acquistare la casa in cui vivono e che ora rischiano di essere fortemente penalizzati dalla norma che stabilisce la mobilità in altri appartamenti. Basti pensare che su 7.500 lettere inviate dall’Ater di Roma, circa 1.000 hanno dato la propria disponibilità all’acquisto e di queste non tutte riusciranno ad acquistare.

Una procedura che i segretari generali di Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini, Stefano Chiappelli, Nino Falotico, Augusto Pascucci e Walter De Cesaris, non esitano a bollare come “antistorica e antisociale” poiché – spiegano – “si parla di inquilini fragili economicamente e socialmente, spesso di età avanzata che ora rischiano di essere sradicati dai loro contesti di quartiere e di comunità per esigenze di cassa e logiche di investimento che nulla dovrebbero avere a che fare con aziende pubbliche come l’Ater”.

Per le organizzazioni degli inquilini “la missione di questi enti non è creare valore per gli azionisti spremendo i legittimi assegnatari, ma amministrare un patrimonio pubblico che serve a garantire un diritto fondamentale, quello alla casa”. Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini lanciano perciò un appello al governo e al parlamento affinché siano apportate con la massima urgenza le necessarie modifiche ad una norma che sul piano operativo si sta rilevando ingiusta e dagli esiti paradossali, per cui chi non può acquistare l’abitazione dove vive da decenni, è costretto a convivere con la spada di Damocle sulla testa di un trasferimento forzato, non si sa bene dove, anche perché nuove case da assegnare non ci sono”.

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Fonte: cisl.it