Il dibattito sul Reddito di Cittadinanza continua a dividere i partiti che formano la maggioranza parlamentare e ad infiammare l’opinione pubblica. Sia da destra che da sinistra si alzano proposte di riforma, ma i sostenitori della misura e i suoi beneficiari hanno concretamente cominciato a temere per l’abolizione di tale forma di sostegno economico – voluta dal Movimento 5 Stelle a inizio 2019 – dopo le dichiarazioni di Matteo Renzi, il quale ha addirittura ha proposto l’indizione di un referendum per cancellarlo.

La Repubblica in edicola oggi, in un’intervista a Luigi di Maio, uno dei leader del M5S, ha cercato di fare chiarezza sulla posizione del pentastellato circa il futuro del Rdc. Di seguito le parole del ministro degli Esteri.

Sul reddito di cittadinanza, accetterete le modifiche necessarie per migliorare la parte sulle politiche attive del lavoro o è un totem intoccabile?“, domanda il giornalista a Di Maio che ha così risposto:

Per effetto della transizione ecologica e digitale nei prossimi dieci anni si trasformeranno milioni di posti di lavoro. La cosa che dobbiamo fare adesso è agire sulla formazione lavorativa di giovani e meno giovani, puntando anche sulle nuove professioni. Provare a costruire a livello nazionale un accordo, un patto sul lavoro come hanno fatto l’Emilia-Romagna o il progetto di Manifattura Milano per aiutare i cittadini a reinserirsi nel mercato del lavoro. Quando ero al ministero del Lavoro ho dato oltre un miliardo di euro alle Regioni per fare questo, ma la gran parte di quei soldi non sono stati spesi. Quindi mi chiedo: che succede se i fondi fossero dati anche alle imprese per formare giovani e meno giovani?”.

È la sua proposta? Somiglia a quelle di Confindustria”, incalza il giornalista. A quel punto Luigi Di Maio aggiunge qualche elemento in più:

Non sono io a decidere, lo farà il ministro del Lavoro, che sta lavorando con grande impegno. Ma credo che sia necessario e urgente preparare le persone alla nuova rivoluzione industriale che sta arrivando“.

Dalle parole di Di Maio, dunque, sembrerebbe che il Movimento 5 Stelle sia disponibile a concedere delle modifiche all’impianto del Reddito di Cittadinanza, forse anche per placare le critiche degli avversari politici su quelli che sono ritenuti da più parti i punti deboli della normativa: il ruolo pressochè assente delle politiche attive del lavoro e il loro potenziamento. Per Di Maio in particolare occorre puntare sulla formazione dei beneficiari della misura. In questo senso, la proposta grillina non sarebbe lontana dalle posizioni di Confindustria, che avrebbe suggerito di togliere i trattamenti di sostegno al reddito a chi si rifiuta di aggiornare le competenze tramite corsi di formazione e non solo a chi rifiuta eventuali offerte di lavoro.

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