E’ stato diffuso ieri il rapporto Istat sulla situazione occupazionale nel nostro Paese nel secondo trimestre 2021 (maggio, giugno, luglio) e nel settore del Turismo i dati dicono che in buona sostanza i posti rimasti vacanti nelle imprese non sono aumentati rispetto agli scorsi anni.

Nessun “effetto sussidio o “effetto reddito cittadinanzadunque. La situazione che fotografa l’Istituto di Statistica è la stessa degli anni “pre-Covid”.

Secondo Il Fatto Quotidiano in edicola oggi tutte le dichiarazioni, testimonianze e titoli di giornali che nei mesi scorsi riportavano di datori di lavoro disperati perchè i lavoratori stagionali preferivano starsene in poltrona e percepire il sussidio anziché lavorare finiscono in una bolla di sapone:

“E’ strano ancora constatare come nel secondo trimestre 2021 l’indice di posti vacanti nel settore Alloggio e Ristorazione si sia fermato al 2,3%. Andando a ritroso sulle serie storiche dell’istituto di statistica, nel secondo trimestre 2019, ultimo anno pre-pandemico, quell’indice era al 2,6%, mentre nel 2018 – quando non c’erano né il virus né il Reddito di cittadinanza – era al 2,2%. Insomma, scostamenti da “zero virgola”, talmente irrilevanti da non meritare di essere presi in considerazione. In ogni caso, assolutamente imparagonabili con la situazione che veniva descritta, con le urla di dolore che lasciavano presagire un problema deduplicato da un anno all’altro. Quando parliamo di “tasso di posti vacanti”, chiarisce l’Istat, ci riferiamo “alle ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse”. “In altre parole, i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca attivamente al di fuori dell’impresa un candidato adatto ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo”.

La fantasia avrebbe dunque superato la realtà:

“La comunicazione orientata di questi mesi ha aumentato la percezione di un fenomeno che nella realtà è molto più contenuto e comunque non può essere ascritto ai sussidi, spesso irrisori e incapaci di disincentivare il lavoro. In genere, l’interesse politico ed economico che si nasconde – e su questo Matteo Salvini è stato esplicito – consiste nel tentativo di trasformare in incentivi alle imprese i fondi che oggi sono destinati al Reddito di cittadinanza”.

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