I lavoratori con contratto a termine rischiano di non vedersi erogato il Bonus 200 euro. E’ stato messo in luce in precedenti articoli di TuttoLavoro24.it e ora sul punto torna anche il quotidiano Il Sole 24 Ore in edicola oggi.

Il Decreto Aiuti di maggio 2022 che ha portato in dote il Bonus 200 euro – detto anche Bonus anti-inflazione – stabilisce che esso è erogato ai lavoratori che, lavorando nel prossimo mese di luglio 2022, rientrano nel bonus contributivo dello 0,80% nel primo quadrimestre 2022. Non una regola semplice, perchè occorre aver percepito una retribuzione mensile (imponibile previdenziale) non superiore ai 2.692 euro.

Che significa? Significa innanzitutto che bisogna aver lavorato tra gennaio e aprile 2022 per averne diritto.

E poi c’è il problema di chi ha lavorato in questi mesi per più datori di lavoro, pensiamo ad esempio agli stagionali del turismo, dell’agricoltura, e dei lavoratori a termine, intermittenti, e agricoli in generale, che avranno probabilmente qualche difficoltà a comunicare al datore di lavoro di luglio il possesso del requisito, che consiste come detto di aver fruito dell’esonero contributivo dell0 0,80%. Innanzitutto sul piano della privacy.

“Va, peraltro, osservato che chiedere, in alternativa, al dipendente di esibire la busta paga di uno dei mesi interessati – scrive il quotidiano economico – potrebbe collidere con le regole previste per la privacy. Se non si adottasse questo modus operandi e, al contrario, si individuasse un collegamento tra il datore di lavoro che ha riconosciuto lo 0,80% e quello che a luglio deve pagare il bonus, allora il dipendente correrebbe il rischio di restare tagliato fuori dall’aiuto”.

Insomma, se nel mese di luglio questi lavoratori, non si troveranno nella condizione di poter dimostrare di aver lavorato presso altri datori di lavoro e aver beneficiato dell’esonero contributivo dello 0,80%, sarebbero tagliati fuori dal Bonus 200 euro. Nel senso che il datore di lavoro di luglio 2022 (diverso da quello dei primi 4 mesi del 2022) potrebbe decidere di non riconoscergli il Bonus perchè non è a conoscenza del possesso del requisito. E’ soprattutto un problema di privacy (e di accesso ai dati che riguardano la posizione contributiva del lavoratore) che deve poter essere superato nelle prossime settimane.

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