HomeEvidenza“Lavoro Agricolo, solo il 2% passa per i Centri per l’Impiego. Soluzione?...

“Lavoro Agricolo, solo il 2% passa per i Centri per l’Impiego. Soluzione? Gli enti bilaterali…”


“Il mercato del lavoro è un problema serio sia nell’industria alimentare, dove mancano decine di migliaia di tecnici specializzati, sia in agricoltura, dove l’incontro tra domanda e offerta di lavoro non funziona. I centri per l’impiego intercettano meno del 2% della manodopera agricola e inoltre rimane urgente riformare gli ingressi dei lavoratori immigrati, visto che quelli comunitari sono meno attratti oggi dal lavoro in Italia mentre gli extracomunitari spesso sono penalizzati dalla burocrazia e finiscono nei circuiti del lavoro nero e delle baraccopoli”.

Lo ha detto il Segretario Generale della Fai-Cisl Onofrio Rota intervenendo ieri a Roma agli “Stati generali del mondo del lavoro agrifood”. 

Serve uno sforzo condiviso tra sindacati, imprese e istituzioni – ha aggiunto Rota – per fare più formazione e qualificare il lavoro, sostenere la partecipazione dei lavoratori, lo sviluppo della contrattazione, il ricambio generazionale, ma soprattutto dobbiamo rafforzare il ruolo degli enti bilaterali territoriali per rispondere alla mancanza di manodopera favorendo un migliore incrocio tra domanda e offerta di lavoro, come avviene positivamente già in alcuni progetti pilota e come indicato dalla stessa Legge 199 del 2016 contro il caporalato”.

“Il reddito di cittadinanza – ha aggiunto Rota – è andato a coprire solo una fascia di povertà mentre ha fallito su quelle fasce sociali dove è possibile fare riqualificazione e offrire opportunità di inserimento professionale: la risposta alla mancanza di manodopera va costruita nella sinergia tra sistemi territoriali e scuole, centri di formazione accreditati, istituti tecnici, università, e in agricoltura un luogo privilegiato per questo incontro possono e devono essere gli enti bilaterali territoriali”.

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