La certificazione Unica rilasciata da Inps ricomprende, tra le varie prestazioni, anche gli importi ricevuti nell’anno precedente, a titolo di Assegno Unico e Universale. Si tratta del sussidio mensile che spetta a tutte le famiglie con figli a carico fino all’età di 21 anni.
Il trattamento, benché abbia natura di prestazione sociale, viene considerato ai fini dei computo dei redditi familiari, in alcune circostanze come nel calcolo dell’ISEE.
Esattamente, l’Assegno Unico percepito fa lievitare l’ISEE, così che, negli anni a seguire, l’importo dell’Assegno potrà essere più basso, proprio a causa di un ISEE più alto. Un effetto tipo “cane che si morde la coda” al quale il Governo aveva promesso di apportare un correttivo che al momento non si è ancora visto.
Diversa è invece la situazione quando si parla di dichiarazione dei redditi ai fini Irpef.
Cosa succede con la Dichiarazione dei Redditi, ci pago le tasse?
Il timore che l’Assegno Unico possa far crescere anche i redditi è forte. Tuttavia, non c’è nulla da temere perché la normativa prevede la sua esclusione dall’imponibile fiscale.
La Certificazione Unica Inps è un atto obbligatorio e contiene anche gli importi ricevuti a titolo di Assegno Unico nell’anno precedente. Vanno quindi inseriti nella dichiarazione dei redditi, Modello 730 o Modello Redditi PF. Questi importi però vengono considerati “esenti” ai fini Irpef. Quindi nessuna beffa all’orizzonte: sull’Assegno Unico le famiglie non ci pagheranno le tasse.




