L’ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza da maggio, avanzata da Anief, si inserisce in un contesto più ampio che sta diventando sempre più concreto: la crisi dei carburanti. Il problema, al momento, non riguarda solo i rincari dei prezzi dei carburanti, ma di tensioni operative che iniziano a emergere anche nei trasporti.
Crisi carburanti nel trasporto aereo fino al 9-10 aprile
Nelle ultime ore, infatti, sono state segnalate criticità in diversi aeroporti italiani. I casi più rilevanti riguardano Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna, dove – secondo comunicazioni operative aeronautiche – è stata indicata una disponibilità limitata di carburante per gli aeromobili almeno fino al 9-10 aprile.
Il punto centrale è che non manca completamente il jet fuel, ma viene gestito in modo contingentato. In diversi scali sono stati introdotti limiti ai rifornimenti per volo, con priorità assegnata a voli sanitari, di Stato e tratte a lungo raggio. Per i voli più brevi, invece, le compagnie sono spinte a rifornirsi altrove o a ottimizzare il carburante già a bordo.
Questo si traduce in effetti immediati: tempi più lunghi nelle operazioni, maggiore complessità nella pianificazione dei voli e rischio reale di ritardi o rimodulazioni delle tratte. Il problema nasce dalla filiera: forniture meno stabili, costi più alti e dipendenza da importazioni energetiche che stanno subendo tensioni internazionali.
In altre parole, il sistema non è fermo, ma è già entrato in una fase di gestione “complessa”.
Il precedente del 2020: 85 milioni per la Dad (fuori dal PNRR)
Dentro questo scenario torna il tema delle soluzioni alternative per garantire la continuità dei servizi, tra cui la scuola. Ma è fondamentale chiarire un punto: la didattica a distanza ha un costo rilevante per lo Stato.
Nel 2020 – in piena pandemia da Covid19 – il Governo intervenne con il cosiddetto “Decreto Cura Italia” (articolo 120 del decreto-legge 18/2020, convertito nella legge 27/2020), stanziando complessivamente 85 milioni di euro. Si trattava di risorse straordinarie nazionali, non legate al PNRR, che sarebbe arrivato solo nel 2021.
Le somme furono ripartite in tre linee precise: 10 milioni per piattaforme e strumenti digitali; 70 milioni per dispositivi individuali destinati agli studenti meno abbienti, inclusa la connettività; 5 milioni per la formazione del personale scolastico.
Dispositivi e formazione: come furono utilizzati i fondi
L’intervento ebbe un impatto significativo. Le scuole acquistarono 95.488 tablet, 106.368 computer, 15.739 internet key e 42.226 schede SIM. A queste dotazioni si aggiunsero 294.093 dispositivi già disponibili grazie al Piano nazionale scuola digitale, arrivando a circa 500 mila strumenti distribuiti agli studenti.
Sul fronte della formazione, furono coinvolti 620.248 docenti nella didattica a distanza, mentre oltre 211 mila parteciparono anche ad attività formative nazionali. La maggior parte della formazione avvenne direttamente nelle scuole, attraverso animatori digitali e team dell’innovazione.
Quanto costerebbe oggi: senza risorse la Dad non è sostenibile
Alla luce di questi dati, il quadro è chiaro. Se il governo decidesse di reintrodurre la didattica a distanza per far fronte a una crisi dei trasporti legata ai carburanti, servirebbe un nuovo stanziamento pubblico.
La spesa dovrebbe essere distribuita sugli stessi capitoli: infrastrutture digitali, dispositivi per gli studenti e formazione del personale. Con costi tecnologici ed energetici aumentati rispetto al 2020, l’investimento potrebbe essere anche superiore agli 85 milioni già stanziati in passato.
Senza risorse dedicate, l’operazione non sarebbe sostenibile per le casse dello Stato. Ecco perchè un’eventuale decisione di attivare la DAD, fosse solo per alcuni giorni a settimana, dovrebbe essere ben valutata, anche per le pesantissime ricadute economiche. Oltre che sociali e educative.


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