Assegno di Inclusione sospeso o decaduto: a volte la comunicazione può arrivare all’improvviso, magari dopo mesi in cui tutto sembrava regolare. Non sempre si tratta di un errore. In molti casi, il motivo è più semplice e più comune di quanto si pensi: il superamento delle soglie di reddito. Una situazione che può riguardare tante famiglie, soprattutto quando cambiano i dati dell’ISEE.
Vediamo meglio nel dettaglio.
L’Assegno di Inclusione non è per sempre
Un punto fondamentale da chiarire è questo: l’Assegno di Inclusione non è automatico né garantito nel tempo. Spetta solo a chi possiede i requisiti al momento della richiesta all’INPS e a chi li mantiene per tutta la durata del beneficio.
Per continuare a riceverlo bisogna quindi:
- mantenere un ISEE entro 10.140 euro,
- che in famiglia ci siano soggetti disabili, minorenni, over 60 o svantaggiati,
- mantenere un reddito familiare inferiore ad una soglia di euro 6.500 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza.
Se uno di questi elementi cambia, il beneficio può essere ridotto o revocato.
Le soglie di reddito nel 2026
Per avere diritto all’AdI nel 2026, come visto sopra, il reddito familiare deve rispettare limiti precisi legati alla scala di equivalenza riportata di seguito:

In generale, la soglia base è 6.500 euro annui, moltiplicata per la scala di equivalenza. Ma può essere più alta in presenza di disabilità o componenti fragili. Infatti il punteggio aumenta di:
- + 0,50 per ogni componente disabile o non autosufficiente;
- + 0,40 per ogni altro componente sopra i 60 anni;
- + 0,40 per un componente maggiorenne con carichi di cura;
- + 0,30 per ciascun altro componente adulto in condizione di svantaggio;
- + 0,15 per ciascun minore di età fino al secondo;
- + 0,10 per ogni ulteriore minore di età oltre il secondo.
Questo significa che il limite reale varia da famiglia a famiglia. Se il reddito supera la soglia, anche di poco, il diritto all’assegno può decadere.
Quali redditi vengono considerati
Uno degli aspetti più importanti e spesso sottovalutati è questo: vengono conteggiati tutti i redditi del nucleo familiare. Ad esempio:
- stipendi da lavoro dipendente,
- pensioni,
- altri trattamenti.
Anche redditi di conviventi o altri componenti possono fare la differenza. In alcuni casi, infatti, il limite può essere superato sommando più redditi all’interno della stessa famiglia. Per questo motivo INPS respinge la domanda.
Per esempio, il reddito complessivo di una famiglia richiedente l’Assegno di Inclusione può essere composto da circa 8.000 euro di reddito da lavoro riscossi da un componente e circa 6.000 euro di pensione percepiti da un altro. Sommandoli si supera la soglia, pertanto INPS non può accogliere la domanda.
Variazioni di reddito fanno decadere l’Assegno di Inclusione
L’Assegno di Inclusione, inoltre, può decadere anche in corso d’opera. Come anticipato a inizio articolo, infatti, i requisiti vanno mantenuti per tutta la fruizione. Basta poco per cambiare tutto:
- un nuovo lavoro,
- un aumento di reddito,
- una pensione nel nucleo familiare,
- aggiornamenti nella DSU.
Anche variazioni apparentemente piccole possono far superare i limiti. Di conseguenza, il diritto all’Assegno di Inclusione decade. La propria situazione economica va quindi monitorata costantemente per evitare brutte sorprese.




