Invalidità: Benefici in 60 Province. Procedura Semplificata Esclusa in Mezza Italia

La nuova procedura semplificata per il riconoscimento dell’invalidità civile è partita, ma non per tutti. Dal 1° marzo 2026 il sistema previsto dal Decreto legislativo 62/2024 è stato esteso, ma riguarda solo 60 territori su 107. Questo significa che circa metà Italia è ancora esclusa.

Il risultato è una geografia a due velocità. Da una parte province dove le pratiche sono più rapide e digitalizzate. Dall’altra territori dove resta il vecchio sistema, più lento e complesso.

Le città escluse: da Napoli a Bari

A colpire è soprattutto l’assenza di grandi centri urbani. Il caso più discusso è quello di Napoli, esclusa dalla sperimentazione nonostante le criticità storiche del sistema locale. Ma non è l’unica.

Restano fuori anche Bari, insieme ad altre realtà importanti come Taranto, Foggia, Modena, Parma, Padova. Si tratta di territori con numeri elevati di domande e con esigenze evidenti di semplificazione.

Il paradosso è evidente. La riforma nasce per ridurre le disuguaglianze. Ma nella fase iniziale finisce per crearne di nuove. Nei giorni scorsi ci ha pensato il M5S a tentare di smuovere le acque, presentando un emendamento per includere Napoli nella sperimentazione della procedura semplificata per l’invalidità civile, ma la proposta è stata respinta dalla maggioranza in Parlamendo, lasciando invariata l’esclusione.

Cosa cambia dove la procedura è attiva

Nelle province coinvolte, il sistema è già operativo. Il certificato medico introduttivo diventa domanda all’INPS. L’invio è telematico. I tempi si riducono.

Viene introdotta anche la valutazione multidimensionale. Non si guarda solo alla percentuale di invalidità. Si considera la persona nel suo contesto di vita.

Il nuovo modello è più veloce e più aderente alla realtà. Ed è proprio per questo che l’esclusione di interi territori pesa ancora di più.

Il nodo resta l’equità territoriale

Il dato è chiaro. Su 107 territori, solo 60 sono coinvolti: 47 restano fuori

Questo significa che milioni di cittadini non possono ancora accedere al nuovo sistema.

Le associazioni chiedono un’estensione immediata. Il passaggio a regime nazionale è previsto dal 2027, ma il tema è già politico.

Finché la riforma non sarà estesa a tutti, il rischio è uno solo: diritti diversi a seconda del territorio.

Elenco completo dei territori coinvolti

Prima fase (1° gennaio 2025):

Brescia, Trieste, Forlì-Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro, Sassari.

Seconda fase (30 settembre 2025):

Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, Provincia autonoma di Trento, Valle d’Aosta.

Terza fase (1° marzo 2026):

Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Bolzano, Terni, Treviso, Venezia, Verona.