Non mandare in ferie i dipendenti può costare carissimo. Lo dimostra una vicenda finita davanti a un tribunale del lavoro, con un risarcimento da centinaia di migliaia di euro. E casi simili non sono lontani dalla realtà italiana, dove la giurisprudenza si sta muovendo nella stessa direzione.
Oltre tre anni di ferie mai utilizzate
La storia riguarda un dirigente di una società immobiliare inglese che, nel corso di oltre 25 anni di lavoro, ha accumulato ben 827 giorni di ferie non godute, pari a più di tre anni.
Fin dall’inizio del rapporto lavorativo, il dipendente non era riuscito a usufruire del riposo per una ragione molto semplice: la carenza di personale. In alcuni periodi, infatti, era uno dei pochissimi lavoratori a tempo pieno e la sua presenza era considerata indispensabile per il funzionamento dell’azienda.
Nel tempo, il suo diritto alle ferie è addirittura aumentato, passando da 30 a 45 giorni annui, ma la situazione non è cambiata: le richieste venivano spesso respinte o non era possibile assentarsi.
L’accordo con l’azienda per accumulare ferie
Con il passare degli anni, queste ferie non utilizzate si sono trasformate in un vero e proprio “tesoretto”. Grazie a un accordo informale tra lavoratore e azienda, infatti, è stato stabilito che non potendo usufruirne, queste venissero accumulate con l’idea di essere pagate in futuro o utilizzate alla fine della carriera.
Dalle prove è emerso che nel 2001 e nel 2004 il dipendente ha ricevuto 15.000 sterline in sostituzione delle ferie, a dimostrazione che l’accordo era in vigore.
Tuttavia, quando nel 2022 è cambiato il Consiglio d’Amministrazione, l’accordo è stato ritenuto nullo: è stato licenziato per presunta grave cattiva condotta e gli è stato anche comunicato che non sarebbe stato pagato per gli 827 giorni di ferie non godute accumulati.
Fatti che il dirigente ha contestato e portato all’attenzione del tribunale.
Le responsabilità dell’azienda
Durante il processo è emerso che l’azienda aveva più volte negato o reso impossibile la fruizione delle ferie. Secondo il tribunale, questo comportamento ha avuto un peso determinante. Il diritto alle ferie, infatti, è un principio fondamentale: non può essere semplicemente ignorato o rinviato all’infinito per esigenze organizzative.
Anche il fatto che in passato fossero stati effettuati alcuni pagamenti parziali al posto dei giorni di riposo ha contribuito a dimostrare che esisteva una prassi consolidata di accumulo e che la mancata fruizione delle ferie non era una scelta personale, ma una conseguenza delle condizioni lavorative.
Il valore complessivo riconosciuto dal tribunale ha raggiunto circa 392.000 sterline solo per le ferie maturate e mai godute. A questa cifra si è aggiunto anche un ulteriore risarcimento di circa 105.000 sterline per licenziamento ingiusto, portando il totale a una somma che si aggira sulle 500.000 sterline (oltre 574 mila euro).
Cosa succede in Italia: attenzione a non riconoscere le ferie
La vicenda è avvenuta all’estero, ma il principio vale anche in Italia. La normativa prevede che il lavoratore abbia diritto a ferie annuali retribuite e che il datore di lavoro debba metterlo nelle condizioni di usufruirne.
Negli ultimi anni, anche i tribunali italiani hanno confermato questo orientamento e il datore di lavoro deve avvisare chiaramente il dipendente quando ha ancora ferie da utilizzare.
Il messaggio è chiaro: impedire o rendere difficile la fruizione delle ferie può trasformarsi in un costo molto elevato per le aziende. Non si tratta solo di un diritto formale, ma di una tutela concreta per la salute e l’equilibrio dei lavoratori.




