4 Giorni di Ferie in Più per Tutti: Svolta dalla Cassazione per i Lavoratori Italiani

Ferie

Le cosiddette festività soppresse tornano al centro dell’attenzione e questa volta con una novità che può fare la differenza in busta paga. Una recente decisione della Cassazione chiarisce infatti che devono essere considerate e pagate come vere e proprie ferie, aprendo scenari interessanti per molti lavoratori.

Festività soppresse: cosa cambia

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito un punto chiave: le cosiddette festività soppresse devono essere considerate a tutti gli effetti giorni di ferie retribuite.

Si tratta di 4 giorni festivi aboliti negli anni ’70 per aumentare la produttività. Sono il 19 marzo (San Giuseppe), l’Ascensione, il Corpus Domini e il 29 giugno (Santi Pietro e Paolo).

Ad oggi queste ex festività sono trattate come semplici permessi retribuiti. Ma la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5051/26 pubblicata lo scorso 6 marzo, ha ribaltato questa interpretazione.

Non sono semplici permessi, ma vanno trattati come ferie

La decisione nasce da un contenzioso che riguarda i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale, come medici, infermieri e personale tecnico.

Tuttavia, il principio affermato dalla Cassazione è generale e riguarda tutti i lavoratori: quando un giorno di riposo è equiparabile alle ferie, deve garantire lo stesso trattamento economico.

In concreto, quindi, queste giornate:

  • non sono permessi “minori”,
  • non possono essere trattate con regole diverse dalle ferie,
  • devono avere le stesse tutele economiche e giuridiche.

Pertanto, nella base di calcolo della retribuzione feriale, incluse le festività soppresse, devono includersi tutte le voci variabili. Vediamo meglio.

Come cambia la retribuzione: cosa spetta

Uno degli aspetti più importanti riguarda il calcolo della retribuzione.

Secondo la Cassazione, dovendo essere equiparate alle ferie, durante queste giornate il lavoratore non deve guadagnare meno rispetto a quando lavora normalmente. Per questo motivo, nella paga devono essere incluse:

  • le indennità di turno,
  • le voci accessorie legate alle mansioni,
  • eventuali compensi aggiuntivi,
  • perfino il valore del buono pasto.

In pratica, la giornata deve essere pagata come se fosse lavorata.

E se non vengono utilizzate come ferie?

Altro punto centrale riguarda cosa succede se questi giorni non vengono utilizzati. Essendo ferie a tutti gli effetti:

  • non possono essere semplicemente “persi”,
  • devono essere riconosciuti economicamente alla fine del rapporto di lavoro.

Per evitare di dover pagare l’indennità per la mancata fruizione, il datore di lavoro: deve dimostrare di aver informato il dipendente e di avergli dato la possibilità concreta di usufruire di queste giornate. Se non lo fa, il diritto all’indennizzo resta.

Le festività soppresse e la banca ore

In molti casi, soprattutto tramite accordi aziendali, queste 4 giornate non vengono utilizzate come ferie “classiche”.

Possono infatti essere gestite attraverso la cosiddetta banca ore, con una riduzione dell’orario di lavoro distribuita nel tempo. Ad esempio, effettuando riduzioni orarie periodiche durante l’anno.

In questo modo, le 32 ore complessive (equivalenti ai 4 giorni) vengono recuperate gradualmente, senza dover prendere giornate intere di ferie.

Perché questa sentenza è importante

La decisione della Cassazione mette fine a anni di interpretazioni contrastanti. Il messaggio è chiaro: le 4 giornate di festività soppresse diventano a tutti gli effetti ferie retribuite. Pertanto, i lavoratori non possono essere penalizzati economicamente durante i periodi di riposo riconosciuti dalla legge.

Il caso riguarda il personale sanitario, ma il principio è più ampio e gli effetti valgono per la totalità dei lavoratori.