Arriva una svolta importante sul lavoro: anche la Sardegna introduce un salario minimo nei contratti pubblici. Una misura concreta che punta a garantire stipendi più dignitosi e maggiore tutela per migliaia di lavoratori, seguendo un trend che si sta rafforzando in diverse realtà italiane ed europee.
Salario minimo in Sardegna: cosa prevede la nuova legge
Lo scorso 8 aprile, il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge che introduce una soglia minima di 9 euro l’ora per i lavoratori impiegati negli appalti pubblici.
La proposta, sostenuta dal Movimento 5 Stelle e firmata dal consigliere Alessandro Solinas, è passata con 27 voti favorevoli e l’astensione dell’opposizione.
Si tratta di un intervento che non riguarda tutto il mondo del lavoro, ma uno specifico ambito: quello degli appalti e delle concessioni pubbliche.
Dove si applica il salario minimo da 9 euro
La nuova soglia sarà obbligatoria per le imprese che lavorano con:
- la Regione,
- gli enti locali,
- le aziende sanitarie,
- le società controllate pubbliche.
In pratica, tutte le aziende che ottengono appalti pubblici dovranno garantire ai propri dipendenti almeno 9 euro lordi all’ora.
L’obiettivo è evitare contratti al ribasso e assicurare condizioni più eque per chi lavora in servizi finanziati con risorse pubbliche: “Con questo provvedimento contrastiamo il dumping contrattuale, premiamo le imprese virtuose e introduciamo strumenti concreti per monitorare la qualità del lavoro. È un passo fondamentale per costruire un’economia più giusta, sostenibile e capace di creare opportunità vere” ha detto il Movimento 5 Stelle.
Controlli e monitoraggio: come funzionerà
La legge non si limita a fissare un principio, ma introduce anche strumenti concreti per verificarne l’applicazione.
Nasce infatti un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, che avrà il compito di:
- controllare il rispetto delle norme,
- analizzare i costi della manodopera,
- pubblicare report annuali.
Un sistema pensato per garantire che il salario minimo venga realmente applicato e non resti solo sulla carta.
La Sardegna si unisce ad altre regioni italiane e al Canton Ticino
Con questa scelta, la Sardegna si aggiunge a regioni come Puglia, Toscana e Campania, che negli anni passati hanno già introdotto misure simili negli appalti pubblici. Si tratta di un modello sempre più diffuso a livello locale, in attesa di una normativa nazionale sul salario minimo.
Ma anche fuori dall’Italia si muove qualcosa. Proprio in questi giorni, infatti, anche il Canton Ticino, in Svizzera, ha approvato un nuovo sistema di salario minimo.
Il Gran Consiglio del Ticino ha dato il via libera a un compromesso tra i partiti: dal prossimo anno la paga minima sarà compresa tra 20,50 e 21 franchi all’ora (circa 22 euro) con aumenti graduali nei due anni successivi. A regime, il salario potrà arrivare a circa 4.000 franchi lordi mensili (che sono più o meno 4.360 euro) per un impiego a tempo pieno.
La riforma punta a trovare un equilibrio tra tutela dei lavoratori e sostenibilità per le imprese. Secondo le stime, saranno circa 23.000 le persone che beneficeranno dell’aumento, con un impatto concreto sul potere d’acquisto e sul mercato del lavoro locale.




