C’è una novità importante che riguarda milioni di lavoratori con contratto collettivo scaduto. Il Governo punta a introdurre per con un decreto legge la “indennità provvisoria della retribuzione”, una misura che richiama da vicino la vecchia indennità di vacanza contrattuale, utilizzata negli anni successivi al Protocollo del 1993 e poi progressivamente superata nel settore privato.
Oggi uno strumento simile è rimasto solo per i dipendenti pubblici. Con l’atteso Decreto Lavoro del 1° maggio, invece, si prova a reintrodurre un meccanismo automatico anche nel privato, per evitare che i lavoratori restino senza aumenti durante i ritardi nei rinnovi.
Come funzionava l’Indennità di Vacanza Contrattuale e cosa cambia oggi
Il principio è lo stesso di allora: garantire una tutela economica temporanea nei periodi in cui il contratto è scaduto ma non ancora rinnovato.
Negli anni ’90, fino ai primi anni 2000, l’Indennità di vacanza contrattuale serviva proprio a coprire l’inflazione in attesa del rinnovo. Oggi, la nuova indennità provvisoria riprende quella logica, adattandola al contesto attuale.
La differenza principale è che questa volta l’intervento arriverebbe direttamente per atto avente forza di legge, senza essere lasciato alla sola contrattazione tra le parti. Nel 1993 fu il Protocollo sulla politica dei redditi a introdurre l’IVC, poi sancita negli accordi interconfederali di tutti i comparti, dall’industria all’artigianato.
Indennità Provvisoria della Retribuzione: come funziona l’IPR
Entrando nel dettaglio, la bozza del decreto prevede un meccanismo progressivo.
Dopo 6 mesi dalla scadenza del CCNL, scatterebbe un’integrazione pari al 30% del tasso di inflazione programmato. Se il rinnovo tarda oltre i 12 mesi, la quota salirebbe al 60%.
Questa indennità – che sarà indicata in Busta Paga come IPR – verrebbe erogata direttamente ai lavoratori e crescerebbe con il protrarsi della vacanza contrattuale. In questo modo si garantisce un primo recupero del potere d’acquisto anche senza un nuovo contratto firmato.
Chi sono i lavoratori coinvolti sin da subito?
Tra i lavoratori interessati sin da subito, cioè dal cedolino paga di maggio, ci sono tutti coloro a cui è applicato un CCNL scaduto da più di 6 mesi. Al momento i principali contratti collettivi sono stati quasi tutti rinnovati – dall’industria all’artigianato, passando per commercio e turismo – per cui la platea è certamente più ristretta. Ciò significa che gli effetti “di massa” si faranno sentire più in avanti.
E’ invece da verificare la sorte di quei CCNL scaduti, per i quali le parti sociali hanno firmato – al momento – solamente un accordo economico, come nel caso dei metalmeccanici delle PMI a cui si applica il CCNL Unionmeccanica Confapi e il CCNL Confimi Meccanica (complessivamente circa 440.000 lavoratori). Per questi lavoratori l’indennità provvisoria delle retribuzione potrebbe anche arrivare, dipende da come sarà scritta la norma di legge.
Pressione sulle imprese e accelerazione dei rinnovi
Allo stesso tempo, la misura introduce una pressione diretta sul sistema della contrattazione collettiva. Più il rinnovo tarda, più aumenta il costo per le imprese.
Questo meccanismo potrebbe spingere a chiudere prima le trattative dei rinnovi dei CCNL, come ad esempio quelle aperte da lungo tempo per i dipendenti delle Farmacie o della Sanità Privata. L’obiettivo è evitare lunghi periodi senza aumenti e riportare equilibrio tra salari e costo della vita.




